E che ci vuole a richiamare i bei tempi? A ricordare chi non c’è più? A ripensare commossi alla felicità che c’è stata, ma che adesso non c’è più, perché non ci sono più coloro, colei con cui si generava?
È anche possibile che qualcuno non riesca neppure a far questo, o perché quella felicità non c’è mai stata o perché non riesce a superare il fatto che è finita.
Io per tanto tempo sono stato uno di quelli.
Ma dopo arriva la cosa ancora più difficile. Ed è cercare di nuovo la felicità senza perdere quei ricordi, ma portandoseli dietro come un prezioso patrimonio che ti permette di andare ancora avanti alla ricerca della vita, senza che questo tu lo senta come uno spregio per chi non c’è più.
Anzi quei contenuti, come il fagotto del viandante, sono una grande riserva di energia ed una preziosa mappa per trovare la strada che ancora abbiamo da fare.
Insomma, il viandante deve guardare avanti per vedere dove mette i piedi e non può stare con la testa perennemente girata all’indietro.
Forse, se ci riusciamo, anche chi non c’è più può sorridere di nuovo accanto a noi.
Andrea Friscelli
Sienasociale.it ospita con estremo piacere le riflessioni del dottor Friscelli che ringraziamo per la disponibilità. Andrea Friscelli, psichiatra e psicoterapeuta ha lavorato per molti anni nel servizio di Psichiatria della locale ASL, è tuttora attivo anche nel Terzo Settore cittadino come fondatore della cooperativa sociale La Proposta (Orto de’ Pecci) di cui è stato per lunghi anni il presidente. Negli ultimi anni ha pubblicato alcuni libri e si dedica alla riflessione sui fatti felici o dolorosi della vita.
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