Un viaggio raccontato splendidamente da Rhodesia Talluri che, con la sua famiglia, ha scelto una vacanza del tutto alternativa: la visita di un villaggio in Kenya. Povertà, gioia, solidarietà, fratellanza: tutte parole che ritroviamo in un filo narrativo che pare colorare la vita della narratrice forse un po’ cambiandola.

Non siamo venuti a portare.
Siamo venuti a ricevere.

Abbiamo messo insieme sacchetti e intenzioni. Vestiti piegati a casa nostra, spacchettati come regali lì. Pennarelli, spazzolini, pannolini, dentifrici. Assorbenti. Giochi creativi. E un pallone, che sembrava uno solo ma ne conteneva almeno cinquanta, tanti quanti erano i piedi scalzi che lo inseguivano con la fame di chi vuole ancora giocare, ancora un po’. A partire da Guido.

Ma è loro che ci hanno dato.

Ci hanno insegnato che si può ancora ridere anche quando il sangue ti ha segnato la pelle prima ancora che il nome.

Qui i bambini non nascono. A volte vengono trovati.

Nel folto dei cespugli, coperti di vermi, a pochi mesi di vita. In piena dissenteria, in piena povertà, in piena ingiustizia.
Perché qui, spesso, curare un figlio costa più che perderlo.

Happy House è una casa-famiglia, ma la parola “casa” le va stretta.
È un villaggio, un microcosmo di corpi e voci, un alveare emotivo.
Un continuo rimbalzo di storie e bisogni, carezze e urla, capricci e guizzi di felicità.
Non si è mai soli. Mai. I bambini ci sono sempre, come una colonna sonora fuori campo.

E poi c’è lui. Il fondatore.

Rimasto senza moglie, ha deciso di non mollare. Di non spegnersi.
Ha scelto l’amore incondizionato, quello che suda, che puzza, che ride anche quando piange.
Ha scelto di restare padre, anche per tutti quei figli che padre non hanno più.

E sì, le difficoltà ci sono. Non solo la lavatrice rotta (una su due: e con 55 bambini, immaginate voi…). Non solo i pasti da preparare, o l’acqua da centellinare.
La vera sfida è un’altra: costruire relazioni sane, dare identità a chi è nato senza volto, insegnare la fiducia a chi ha visto solo abbandono.

Quando tornerò a casa, quando anche Figlio 3 sarà nato, quando allora mi lamenterò, dovrò ricordarmi di chi, di figli, ne cresce 55. E ridere di qualsivoglia effimera lamentela.

Qui, è dove siamo stati  https://www.childrenofwatamu.org/

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