Questa e’ anche la storia di Antonio De Paolis. Un uomo che ha come missione la cura degli altri.  Antonio e’ un infermiere. Ma questa storia non vuole raccontare il suo lavoro ma come, con le parole, ha provato a “curare” le sue paure e quelle delle persone che ama.

E’ autore, infatti, del libro “L’Aurora” un romanzo tratto dalla vicenda umana di sua nipote Aurora, di soli tre anni, alle prese con la sua neoplasia. Una bimba adorabile che e’ stata accolta proprio qui all’ospedale di Siena.

Incontriamo Antonio in una giornata di sole. Ci mostra una foto in cui abbraccia Aurora. Vale più di mille parole.

Cosa troverà il lettore nelle pagine del libro?

Questo libro è un inno alla vita. È la storia vera di Aurora, mia nipote, alle prese con un “Retinoblastoma”, ovvero una neoplasia che ha colpito i suoi occhi. Ma soprattutto questo è un romanzo che, oltre alla malattia, racconta la forza ed il coraggio utili per poterla combattere.
È un mix di fede e di scienza, di speranza e di futuro. Il tema portante è uno solo: quello dell’amore

Perché ha deciso di scriverlo?

La passione per la scrittura ha radici profonde. Ricordo già dai tempi della scuola elementare, questa mia vena letteraria abbastanza incisiva.
Poi Aurora, inconsapevolmente, ha fatto sì che il sogno di scrivere un libro potesse diventare realtà. La sua è una storia che non poteva restare chiusa in un cassetto, ma meritava di essere conosciuta. È importante conoscere e far conoscere. Lo scopo è proprio quello: sensibilizzare! Verso le malattie rare, i tumori pediatrici.

Quanto e’ importante la città di Siena in questa vicenda?

La città di Siena ha un ruolo rilevante in questo romanzo e parallelamente nella storia di mia nipote. È proprio a Siena che periodicamente, ormai da anni, Aurora si affida alle mani ed alle menti di medici e paramedici del Santa Maria alle Scotte. Questa struttura, top in Europa per la cura del “Retinoblastoma”, è diventata ormai la sua seconda casa.
Ma Siena è anche una metafora: il suo palio con i cavalli in corsa tanto ricorda i pazienti oncologici che rincorrono la vita. E quei fantini che hanno in mano le redini della gara, mi sembra di rivederli negli occhi e nei gesti di tanti genitori e tante famiglie che cercano di guidare i loro figli tra le curve tortuose della malattia.

Che messaggio deve lasciare la sua storia?

Il messaggio è quello che arriva proprio da Aurora: non fermarsi mai. Andare avanti sempre e comunque, nonostante tutto. Aggrapparsi agli ultimi sorrisi ed alle lacrime più amare. E non smettere mai di ricercare la felicità, non quella frivola e sottile, ma quella profonda, che ti fa battere il cuore, tra mille brividi.

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