Per il Giubileo dei Giovani, Siena ha accolto 2300 ragazzi da tutto il mondo. Tantissimi i volontari impegnati per questa esigenza: tra loro la professoressa Marilina Muotri

L’Arcidiocesi di Siena- Colle di Val D’Elsa-Montalcino ha fatto un grande lavoro iniziato il 29 luglio e che si e’ chiuso ieri con un’invasione pacifica che ha coinvolto anche Colle di Val D’Elsa e Poggibonsi.

Sono stati 15 gruppi in arrivo da Italia, Francia, Spagna, Venezuela e U.S.A., che hanno scelto la città di Santa Caterina come tappa prima di andare a Roma per il Giubileo dei giovani con Papa Leone XIV.

Un grande sforzo organizzativo dell’Arcidiocesi che ha visto coinvolte tutte le istituzioni: la Prefettura, la Questura, la Provincia di Siena e in particolare i comuni di Siena, Colle di Val D’Elsa e di Poggibonsi. Un lavoro di squadra che ha permesso l’ospitalità in sicurezza nelle scuole e nelle palestre del territorio.

Il momento centrale e’ stato il 30 luglio 2025, alle ore 21, con la Santa Messa presieduta a piazza del Duomo, a Siena, dal card. Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Colle di Val D’Elsa- Montalcino.

Sullo sfondo il grande lavoro dei volontari.

Una di loro, la Marilina Muotri ci invia un messaggio che fa riflettere. Lo trascriviamo integralmente.

Ho appena finito il servizio di oggi e a caldo scrivo due parole, la sensazione che ho provato in questi giorni non si puo’ descrivere è stata un’esplosione di Gioia. 
Vedere tutti questi ragazzi pieni d’entusiasmo che provengono dall’altra parte del mondo con un solo zaino, un sacco a pelo e la chitarra è stato davvero molto emozionante.
A partire dalla preghiera delle lodi al mattino, dai canti e balli nelle piazze della città , dalla messa alle testimonianze davanti a tutti in cui hanno parlato della loro esperienza, di come sono usciti da un problema, da una situazione pesante della loro vita è stato fantastico.
Vederli così gioiosi anche chi ha avuto un lutto in casa, una separazione dei genitori, chi da un sbagliato giro di amici, chi dalla droga e quant’altro, vedi che è qualcosa di sovraumano.
Io come insegnante vedo tutti i giorni dei ragazzi spenti, depressi , appesantiti dalla vita e poi quando sono tutti insieme nel giusto contesto danno il meglio di loro.
Ho potuto apprezzare la bellezza della Chiesa, della nostra fede, delle nostre origini, che non sono solo cattedrali maestose o trittici medioevali, ma è volti, abbracci, sorrisi.

Da parte dei ragazzi e di chi ogni giorno si spende per dare conforto a questi ragazzi: catechisti, consacrati , laici e tante altre persone che danno la vita per testimoniare la loro fede.

Per quanto si voglia dire il cristianesimo da oltre 2000 anni se è ancora vivo, vuol dire che in fondo c’è qualcosa di profondo in tutto questo di cui l’uomo ha bisogno e i nostri ragazzi ne hanno un estremo bisogno.

Ho ricevuto un’infinità di ringraziamenti in questi giorni, chi mi ha regalato una maglietta, un ventaglio, una calamita del loro paese, un braccialetto. Io penso che i nostri giovani cambieranno il mondo.

Parlavano fra di loro in inglese provenienti da paesi opposti del mondo, Si sono scambiati indirizzi, mail, chat: mi sento veramente molto fortunata ad aver fatto un’esperienza così particolare, profonda, bella”.

 

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