L’ultimo fine settimana di novembre, venerdi 28, sabato 29 e domenica 30, è andato in scena sul palco del Teatro dei Rinnovati il quinto spettacolo intitolato “Crisi di nervi”, parte della rassegna teatrale “Sipario Rosso” accuratamente scelta per il pubblico dal direttore artistico Vincenzo Bocciarelli.
“Crisi di nervi” ha riscosso grande successo non solo per la geniale regia di Peter Stein, uno dei registi più influenti e innovativi del teatro mondiale, nonché profondo studioso dei testi e dei personaggi del drammaturgo russo Anton Cechov, ma anche per un cast di attori straordinariamente abili nella resa interpretativa delle passioni dei personaggi, fragili figli della Russia autoritaria e conservatrice di fine Ottocento.
Lo spettacolo prevede tre atti unici che Cechov stesso definì “scherzi scenici”.
Nel primo atto, “L’Orso” (con Maddalena Crippa, Sergio Basile, Alessandro Sampaoli), un contadino al lastrico è infuriato perché sta per perdere tutto; nel secondo, “I danni del tabacco” (con Gianluigi Fogacci), un uomo si improvvisa un professore in procinto di tenere una lezione erudita sul tabacco e invece si lascia andare ad uno sfogo personale sull’infelicità e sulla miseria della sua vita, dal momento che sua moglie e le sue figlie lo usano solo per racimolare qualche soldo in più; nel terzo, “La domanda di matrimonio” (con Alessandro Averone, Sergio Basile, Emilia Scatigno), due giovani non riescono a ultimare una conveniente idea di matrimonio perché non sanno parlare di condivisione ma solo di geloso possesso delle loro cose, per le quali hanno duramente lavorato per tutta la vita.
Il leitmotiv delle crisi di nervi è portato avanti in un crescendo di divertimento misto a disperazione e pietà nei confronti di tali personaggi schiavi di manie e comportamenti nevrotici, spesso ridicoli e attaccati all’idea di arricchirsi in un modo o nell’altro, sempre fallimentare.
La semplicità della scenografia curata da Ferdinand Woegerbauer restituisce una Russia scarna e fredda dove le condizioni dei contadini sono misere e non v’è spazio per sentimenti di calore o di amore, ma solo di rabbia e frustrazione.
Grazie quindi alla chiave comico-ironica della regia di Peter Stein e dei testi originali di Cechov, i tre divertentissimi atti unici smuovono il pubblico con riso misto a un profondo senso di tristezza e desolazione, in quanto i personaggi sono condannati alla fatica piuttosto che a godere dei pochi piaceri che la vita riserba loro, in una Russia di fine Ottocento indifferente alle sofferenze e ai drammi della popolazione.
Un vero momento di teatro come pochi: il lavoro del regista Peter Stein sul testo di Cechov si conferma puntiglioso, accurato e molto approfondito come denotano i lunghi applausi ricevuti.
Il prossimo appuntamento a teatro è previsto per il 5, 6 e 7 dicembre con “Il birraio di Preston” di Andrea Camilleri, con Edoardo Siravo, Mimmo Mignemi e Federica De Benedittis.
Ilaria Miriam Mennuni

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