Nei boschi di Casole D’Elsa esiste una rocca attestata din dal 1318 e poi, come scrive Repetti, ridotta a villa signorile. Vi era annessa una chiesa parrocchiale, San Maurizio di Vergene. Il fortilizio, passato di mano in mano, venne fatto abbattere nel 1389 dalla Repubblica di Siena quando lo possedeva, dice ancora Repetti, il “fazioso” Pietro Tolomei.

In epoche più recenti divenne una residenza signorile ed oggi completamente abbandonato per cui quando ci arrivi devi farti largo tra la folta vegetazione per scorgere ciò che resta del bell’arco acuto senese (la banzana che vi campeggiava l’hanno rubata, peccato), delle eleganti arcate di porte e finestre e devi farti lago tra ginestre piante (e funghi) per arrivare ai ruderi della chiesa la cui facciata conserva una bella croce greca, mentre all’interno, diroccato una croce d’oro su sfondo azzurro dell’altare colpisce lo sguardo.

Ed in questo silenzio, tra queste antiche pietre inghiottite dalla vegetazione, nei sottofondi nei quali si scende sotto i livelli della terra non è difficile immaginare il calderone con il fuoco sempre acceso e pieno di acqua bollente nel quale le vecchie streghe bollivano vivi i neonati per cibarsene.

E così i contadini portavano loro offerte di agnelli e conigli per placarne la fame. E per sicurezza i bambini venivano chiusi in casa la notte e lontane dagli incroci e dai pozzi d’acqua il giorno dei santi perchè non venissero risucchiati dalla terra o rapiti dalle vecchie che infestavano il cielo.

Le Vergene è un luogo difficile da trovare anche se visibile dalla strada, come se il bosco lo risucchiasse o se la vegetazione si infittisse per non far passare l’uomo. O forse è la natura che ancora oggi protegge l’incauto visitatore dall’acqua bollente dello stregato calderone?

Maura Martellucci

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