Te li senti alitare sol collo, nel silenzio isolato del folto bosco. Passi leggeri fanno frusciare le foglie. Ma devi aspettare la notte per i riti iniziatici delle nuove streghe che danzano intorno al falò. Fin qui la suggestiva leggenda. Castiglion che Dio sol Sa, il cui vero nome è Castiglion Balzetti, citato per la prima volta negli statuti senesi del 1262, apparteneva all’agostiniano Baldino Balzetti e dal suo primo proprietario prende il nome. Siamo nel comune di Sovicille 

Sul castello ci sono pochissime fonti storiche disponibili, alla fine del Duecento era sotto la giurisdizione senese, come attesta un documento che condanna gli abitanti del castello per non aver inviato fanti al servizio del comune.
Un ulteriore atto del 1271 attesta che Siena, addirittura, non mandava un proprio rettore al castello, riconoscendo di fatto una certa autonomia politica e giurisdizionale ai signori locali.

Già all’epoca dovevano essere i Saracini, una potente famiglia cittadina che nel 1318 risulta proprietaria della fortezza e di molti territori circostanti oltre ad un mulino non lontano, posto sulla Merse. Sia da queste poche notizie, sia dalla tipologia delle murature originarie superstiti si può desumere che l’edificazione del castello sia avvenuta in epoca relativamente tarda, in relazione a gli altri incastellamenti del territorio, dovremmo essere all’inizio del XIII secolo.

Castello adatto a streghe e riti magici, si dice che quando si accendevano i fuochi di San Giovanni, nella notte in cui le streghe non potevano volare, il 23 giugno, loro, in quel luogo, mica se ne stavano zitte e buone ma la cosiddetta “stregona” (la più anziana e potente) con un rito di sangue marchiava le nuove figlie del Maligno trasformando le giovani, esse stesse in streghe: dovevano rinunciare alla fede cristiana, ai sacramenti calpestare la croce, mangiare nei giorni di digiuno e digiunare la domenica. Il marchio veniva impresso a fuoco sulla mano sinistra. Loro vagavano per i boschi della Val di Merse.
Una leggenda che ancora oggi si racconta e ancora oggi si dice che non cada fulmine sul castello perché la stregona lo protegge ancora.

Per la storia della “stregona” rimando, come sempre, a Massimo Biliorsi e ai suoi scritti.

Maura Martellucci

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