L’amore rappresenta una delle esperienze umane più complesse e studiate in psicologia, in quanto intreccia dimensioni affettive, cognitive, motivazionali e relazionali tanto che, oggi, appare come un qualcosa declinabile in diverse forme e configurazioni più che un sentimento unitario (Campanale, 2024).

Gli studiosi di psicologia che si sono dedicati all’approfondimento delle diverse forme di amore o alle sue caratteristiche sono davvero molti.

Tuttavia la teoria forse più nota e alla base di tanti altri contributi è quella del sociologo canadese John Alan Lee (Raffagnino, & Puddu; 2018).

L’autore ha proposto una classificazione delle “colorazioni” dell’amore distinguendo tre stili primari la cui combinazione può dar vita ad altri tre secondari (John Alan Lee, 1973).

Se i primari sono l’amore passionale e fisicamente intenso (Eros); quello ludico, non impegnato (Ludos) e, l’amore amicizia, basato su affinità e gradualità (Storge), i secondari, invece, sono la Mania (Eros + Ludus) quindi un amore ossessivo e dipendente, il Pragma (Ludus + Storge) che è un amore pragmatico e razionale e l’Agape (Eros + Storge) ovvero un amore altruistico e donativo.

Similmente Sternberg (1986; 1988), ha evidenziato tre elementi fondamentali dell’amore (intimità, passione e decisione/impegno) che combinandosi in modo diverso possono dare vita a forme diverse di amore quali: Simpatia (intimità senza passione né impegno), Infatuazione (passione senza intimità né impegno), Amore vuoto (impegno senza intimità né passione), Amore romantico (intimità + passione), Amore compagnia (intimità + impegno), Amore fatuo (passione + impegno) e Amore completo (integrazione delle tre componenti).

Tuttavia, al di là delle classificazioni e delle sue componenti, almeno per come la vedo io, è importante sottolineare che il significato psicologico dell’amore consista nella sua funzione trasformativa: attraverso l’incontro con l’altro, il soggetto è chiamato a ridefinire i confini del proprio Sé, a tollerare la differenza e a integrare dimensioni emotive talvolta contraddittorie (Slepoj, 2015).

Non a caso, infatti, secondo Fabrizi (2024) l’amore autentico implica la capacità di sostenere la tensione tra bisogno e libertà, tra desiderio di fusione e rispetto dell’alterità. Quindi, in conclusione, l’amore rappresenta un processo relazionale complesso che svolge funzioni fondamentali: regola l’affettività, sostiene la costruzione dell’identità, offre uno spazio di riconoscimento reciproco e promuove crescita personale. Lungi dall’essere un semplice sentimento, esso può essere inteso come esperienza strutturante dell’esistenza psichica, in cui si gioca una parte essenziale dello sviluppo umano (Ibidem, 2015).
Infine, però, se mi permettete spero che chiunque legga questo scritto possa pensare che non c’è un modo giusto o sbagliato d’amore ma che l’amore è bello in quanto tale in tutte le sue declinazioni possibili e, al di là di tutto quello che potranno dire sociologi, psicologi e studiosi vari, io mi auguro semplicemente che resti, “alla fin dei conti”, come diceva Dante, quella forza che “move il sole e l’altre stelle”!!!

Cristina Rigacci

Psicologa e Psicoterapeuta 

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