Oggi è l’8 Marzo, la festa della donna, mi sembra doveroso omaggiare chi della bellezza delle donne (e non solo) si prende cura non solo oggi ma tutto l’anno.
Quindi il mio pensiero va a Donatella e a tutto lo staff anime di un noto istituto di bellezza ed estetica senese.
Perché? E’ normale potreste dire voi che un’estetista faccia ciò. Forse si, ma non so se e quanti come loro sono disposte a rivoluzionare il proprio modo di lavorare per poter, comunque, offrire il suo servizio anche a chi ha un handicap fisico e/o mentale. Che un commerciante voglia e si impegni per il bene del cliente credo sia comune ma spostare mobili, accettare l’idea di sporcare doppiamente il pavimento per fare una ceretta ad una persona che non può sdraiarsi, oppure trovare sedie ad hoc pur di curare quel corpo che non è tanto di facile gestione non credo sia da tutti o meglio è comunque, almeno secondo me, una cosa da attenzionare.
Per me (e non solo) arrivare lì e trovare personale disposto a “scombinare” l’usuale modo di lavorare pur di far sentire anche un corpo un po’ malmesso bello credo davvero non vada dato per scontato.
Infatti, la cura estetica aiuta la persona con disabilità a sentirsi riconosciuta prima di tutto come persona, e non ridotta alla propria condizione fisica.
Quindi, avere l’opportunità per occuparsi del proprio aspetto sostiene il senso di identità e continuità del sé, contrastando i processi di “riduzione alla malattia” spesso presenti nei contesti sanitari (Goffman, 1963; Toombs, 1995).
Forse Donatella, Virginia e le altre estetiste che, come loro, si ingegnano per la cura estetica del corpo di un disabile neppure lo sanno ma in verità stanno, con il loro lavoro sul corpo, aiutando proprio quella persona con disabilità a sentirsi più a proprio agio nello stare con gli altri e contribuendo a contrastare processi di stigmatizzazione e marginalizzazione sociale (Shakespeare, 2006).
E’ noto che la disabilità può mettere in crisi l’immagine corporea e la percezione di sé (Lolli, et al., 2009; Crocetti, et al., 2012; Lingiardi, 2018Crocetti & Stegher, 2022) Pertanto le pratiche di cura estetica permettono di ristabilire un rapporto più positivo con il proprio corpo, favorendo accettazione, dignità e senso di valore personale (Cash & Pruzinsky, 2002; Shontz, 1975).
Ma per concludere come ho iniziato mi piace anche ricordare che la bellezza, che credo ogni estetista vada promuovendo, proviene dal latino bellus, diminutivo di bonus (“buono”) quindi, in origine, significava letteralmente “buono”, “gradevole”, “grazioso”, “amabile”; pertanto, nel suo significato generale, bellezza indica la qualità di ciò che suscita piacere, armonia o ammirazione nella percezione o nello spirito.
Cristina Rigacci
Psicologa e Psicoterapeuta
