Un filo giallo tra i vicoli del borgo: laboratorio intergenerazionale a Chiusdino realizzato dalle donne che hanno voluto trascorrere insieme l’otto marzo.

Non il solito brindisi con frasi di circostanza. Nel borgo di Chiusdino quest’anno si è voluto celebrare la donna attraverso un laboratorio intergenerazionale che ha visto all’opera bambini ed adulti dai 2 ai 90 anni, trasformando così la ricorrenza in un’occasione per valorizzare le storie locali e far sentire tutti protagonisti.
L’idea è stata quella di creare un’installazione che trasformasse il paese in un’opera d’arte partecipata, arricchendo quel senso di “comunità che si tiene per mano e si supporta”, che è sempre abbastanza forte nei piccoli borghi.
Durante il laboratorio sono stati realizzati dei “cerchi della memoria”, semplici cerchi da ricamo rivestiti da stoffe e pizzi bianchi e gialli. Ogni partecipante ha poi scritto su un nastro una parola, un augurio, una speranza per le donne del presente e del futuro.

Le parole sono state scritte in italiano, albanese, fiammingo, tedesco, bosniaco e rumeno. Alla fine del laboratorio, dopo il saluto del sindaco che ha anche ricordato gli 80 anni del voto alle donne, è stato letto un testo, sotto forma di dialogo tra varie generazioni di donne chiusdinesi.
La serata si è conclusa con musica, accompagnati dalla voce di Annarita e Walter, studenti e parte attiva della scuola di musica di Chiusdino, con un aperitivo offerto dalle attività commerciali del paese e con la donazione di un tulipano giallo realizzato dalle donne de “Il filo che unisce”.

I cerchi verranno appesi in questa settimana per le vie del paese, cosa impossibile da fare domenica a causa della pioggia. Ogni “Cerchio della Memoria” creato sarà appeso ad un unico filo conduttore che rappresenta la storia che continua. I cerchi sono le tappe della nostra storia, realizzati da donne che hanno reso il cammino possibile.
Jessica Ancillotti




