Questa e’ la storia di una squadra di calcio. Anzi e’ molto di più : e’ la storia di operai, impiegati, padri di famiglia che si allenano in settimana per andare in campo la domenica e dire, semplicente, “sono un calciatore”. Ancora.

Siamo a Montallese frazione del comune italiano di Chiusi, nella provincia di Siena. Quasi 600 anime, la chiesa, la piazza e un campo da calcio che, da queste parti, e’ molto più di un rettangolo verde: e’ sport, socialità, convivialità ed integrazione. Si avete letto bene: integrazione.
Anche per questo il recente messaggio Facebook firmato dalla Presidente dell’ASD Montallese, Alessia Nigi, stride con la realtà:
“quasi ogni domenica, alcuni dei nostri giocatori vengono insultati, offesi e derisi solo per il colore della pelle.
Nel 2026 assistiamo ancora a questo, nei campi di terza categoria…Purtroppo, ancora una volta, i valori dello sport vengono accantonati.
Ma i veri sportivi
hanno cattiveria agonistica ma rispetto oltre ogni confine.
Lo sport è per tutti, ed è di tutti.
Lo sport insegna valori come solidarietà, lealtà e lavoro di squadra, fondamentali per la crescita di ogni comunità.
Lo sport è capace di abbattere barriere fisiche e sociali.
E, mentre gli altri continuano a dividere, noi scegliamo la strada dell’inclusione, e sempre lo faremo, sostenendo tutti i nostri ragazzi, dal primo all’ultimo”.
Proprio lo sport da queste parti e’ linfa vitale.
Con una festa estiva, chiamata appunto “Festa dello sport” , si riesce a ricavare abbastanza per finanziare ancora un anno di calcio. Una sfida insomma.
“Con questo messaggio non vogliamo generare ulteriore odio, ma lasciar riflettere, con la speranza che i nostri ragazzi possano sentirsi liberi di giocare, di divertirsi e di fare quello che sanno fare, senza mai più essere derisi.
Nulla è scontato e, purtroppo, nemmeno ricordare ogni tanto che siamo tutti esseri umani” conclude la nota societaria.
Cosa aggiungere? Forza Montallese!
