Quella che sto per descrivere e’ una notte che non pensavo di vivere. Qualcosa che e’ giunto nel mio percorso di vita in modo improvviso, imprevisto: per questo, forse, l’esperienza e’ apparsa più coinvolgente, affascinante, intensa.

Tutto e’ nato da un invito che i miei figli hanno ricevuto dai loro catechisti: partecipare alla Via Crucis organizzata dalle parrocchie “sorelle” Santa Caterina, San Bernardo Tolomei e Pieve dei Santi Giusto e Clemente presso Casciano alle Masse. La Via Crucis (in latino “Via della Croce”, nota anche come Via Dolorosa) ripercorre le ultime ore della vita di Gesù.

Proprio lo splendido scenario di Casciano alle Masse e’ stato “teatro” di questo appuntamento che ha visto protagonisti non solo in bambini ed i ragazzi ma intere famiglie che hanno sfidato il freddo insolito di una notte di primavera, semplicemente, per esserci.

A 2 passi dal centro di Siena, tra ulivi e campi verdi, le 14 “stazioni” erano posizionate una non distante dall’altra. Illuminate da candele mosse da un vento delicato, “fortificate” da momenti di preghiera e meditazione e avvolte da passi che si muovevano lenti: di nonne, mamme, nonni, padri e tanti, tantissimi under 20. Tutti uniti da una forza che passa dalla fede per arrivare al desiderio di condivisione di valori, idee e socialità.

Dovevamo andare via: io e mia moglie. Poi, abbiamo deciso di seguire quei passi: un po’ spinti dal desiderio di stare insieme in silenzio, mano nella mano (non accade mai) un po’ per capire il senso di quella presenza. Noi ed altri li: perché?

La risposta l’abbiamo trovata nelle parole semplici, ma efficaci, di Don Pasquale che ha invitato, stazione dopo dotazione, giovani e meno giovani a “sostenere” idealmente e materialmente il peso di una croce che pareva portata  da tutti. Insieme.

Non so quanti  pensieri sono state rivolte ad essa. Quante preghiere sono partite da questo angolo di natura e silenzio verso il cielo scuro che copriva tutti noi.

Conosco bene quello che e’ giunto a me. Una frase, 4 parole che mi hanno “colpito” e che hanno suscitato emozione e riflessione: “educare e’ anche soffrire”.

Gesù portando quella croce ha voluto dare al mondo anche un messaggio educativo. In quel momento, mi sono sentito coinvolto non come uomo, non come marito ma nella sfida più difficile del mio quotidiano: educare i miei figli.

Trovare le parole giuste, provare a dire no quando vorresti fortemente dire sì e cercare di essere, il più possibile, anche nella presenza, un esempio, un punto di  riferimento continuo e costante.

Una missione che trovo ardua e che non mi aspettavo così difficile soprattutto quando la fanciullezza diviene adolescenza e i giorni che passano non non sono più alleati ma piccole e difficili complicanze nel percorso che  porta loro a diventare adulti e noi a sperare che ogni passo che fanno sia saldo, sicuro, privo di pericoli.

Allora, mentre Don Claudio impartiva la benedizione finale, ho compreso che, in questo momento della mia vita, la croce da portare ha tanti nomi e un peso comune che condivido con tanti padri che erano li, ieri sera, con me a provare a trovare, forse, le stesse risposte che cerco io e mio padre ha cercato prima di me.

Non sempre sono esaustive, complete ed efficaci soprattutto nei confronti di coloro ai  quali teniamo più di noi stessi: i nostri figli. Qualche volta  credo, siano totalmente sbagliate: ma anche Gesù, portando la croce, e’ caduto. Da questo punto di vista, non mi sento solo.

Ai catechisti va il mio ringraziamento dal profondo del cuore perché il loro impegno volontario sostiene la croce educativa: ci permette di sentirla meno pesante  e di illuminare, almeno un po’, “le notti più buie”.

A chi ha organizzato e permesso tutto quanto un pensiero che e’ gratitudine e senso di riconoscenza: in questo angolo di Siena, ieri notte, “avete accesso una luce”.

 

 

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