Una sala gremita presso la Biblioteca degli Intronati di Siena ha accolto ieri il libro-testamento di Gino Sestini dedicato alla compagna scomparsa

“Come nasce un grande amore”, questo il titolo. Un titolo che non ha la presunzione di spiegare né di insegnare nulla, ma che è piuttosto una scatola preziosa: un luogo dove Gino Sestini ha scelto di racchiudere gli anni, i momenti e i respiri di una vita intera.

La presentazione tenutasi ieri in una gremita Sala storica della Biblioteca degli Intronati è stata un incontro di anime, il racconto di un legame che la scomparsa di Anna, nel 2025, non ha spezzato, ma ha reso eterno attraverso la memoria.

Il libro è il diario di un’esistenza intensa, segnata da prove durissime e da una rinascita luminosa quanto dolorosa. A coordinare gli interventi è stato Raffaele Ascheri, Presidente della Biblioteca, che ha tratteggiato con precisione la figura dell’autore: “Gino è una persona che ha vissuto intensamente. Il destino gli è passato davanti in modo importante almeno due volte: nel 2008 con la drammatica esperienza di una rapina che lo costrinse alla legittima difesa, e prima ancora con un delicato intervento. Ed è proprio lì, tra le corsie del San Raffaele, che è nato l’incontro con Anna, la sua infermiera, l’amore maturo che fonde Eros e Agape.”

Ascheri ha poi sottolineato la natura profondamente onesta dell’opera:In questo libro Gino non elude nulla. Ha conosciuto Anna e da lei, con lei, é nato questo testamento emotivo. Scrivere ha un valore terapeutico, serve per elaborare certe situazioni, sentimenti certi lutti e questo é un libro certamente terapeutico. É un libro che quando si inizia a leggere é difficile non andare avanti perché Gino in questo libro si mette a nudo. Gino va ringraziato perchè in un momento di pensieri deboli, lui è una persona pulsante, che vuole vivere e che ha vissuto con un’intensità a molti sconosciuta”

Per Massimo Bianchi, queste pagine sono racconti dell’anima, il dono di un uomo che ha scelto di mettersi a nudo per amore. Citando Pascal, “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”

Massimo Bianchi racconta la storia di Gino ed Anna, e la ragione di Gino è racchiusa in questa dedica d’amore: mostrare al mondo che, anche quando una persona cara ci lascia, la forza di ciò che è stato resta per sempre l’unica carezza capace di vincere ogni dolore.

Gino, ha spiegato Bianchi, è:Una persona che a un certo punto della sua vita ha deciso di mettere su carta alcuni suoi sentimenti, prima raccontandoli a sé stesso e poi raccontandoli a tutti gli altri. Il cuore rappresenta il centro di tutto, il sentimento, la sua sfera personale più recondita. Qui la ragione non prevale sulle convenzioni o sulle convenienze.

Il racconto, prosegue Bianchi, nasce proprio dal vuoto lasciato da Anna, portata via da un male incurabile: “Il racconto nasce da questa perdita di questa donna amata, Anna, portata via da un male incurabile ed è una storia che prende vita dal dolore. Dal ricordo di Anna che ha lasciato in Gino. È una storia che merita attenzione, perchè quando si arriva a mettere su carta alcuni passaggi della propria vita è un momento importante”.

Intervento della Presidente di QuaViO, Vanna Galli

Erano un unicum, due in uno, ha aggiunto con commozione Vanna Galli, presidente dell’Associazione QuaViO ODV. Un legame che ha affrontato la malattia con una leggerezza che spiazzava la ragione, trasformando la paura in una forza capace di superare ogni ostacolo. “Un amore – ha spiegato Galli – che ha superato la paura della malattia. Ha chiuso gli occhi all’imminente avvicinarsi della morte, non per rifiuto ma perché l’amore era condivisione, era quella potenza che superava ogni ostacolo e questo mi spiazzava. Il coraggio di vivere lo dà l’amore, l’amore come sentimento ma anche come forza. Ci vuole coraggio ad amare con passione, con intensità. Il coraggio di vivere come il cuore ci detta. Il coraggio di essere scomodi, criticati. Il coraggio di vivere ciò che sentiamo profondamente di dover vivere. É quasi un imperativo a cui molto spesso rinunciamo. E poi il coraggio di soffrire. L’altro aspetto di Gino che mi ha colpito perché da oltre 20 anni accompagno nel fine vita le persone gravemente malate e in questo mio percorso raramente ho veduto una forza di amare superare tutte le paure,  una forza di soffrire fino a rasentare il rischio di non voler più vivere, ma fino a sprofondare e poi risalire oltre, al di sopra delle acque torbide”.

Particolarmente toccante l’intervento di Gino Sestini, che ha aperto il suo discorso con umiltà e ironia: “Cosa vorrà dire questo pseudo-scrittore?”. Poi, il cuore del suo messaggio: “In questo libro parlo di amore e di felicità a modo mio. Di un amore travolgente nato quando tutto sembrava crollare, capace di trovare spazio nelle fratture della mia esistenza. Un amore curativo, che salva, che illumina gli angoli più bui dell’anima. Questa è una dedica a chi ha amato davvero. Non è un romanzo, è un pezzo di vita vissuta: ho deciso di non censurarmi, condividendo il meglio e il peggio di me stesso.”

Gino ha poi consegnato alla sala una riflessione amara ma colma di speranza: “In questa mia solitudine ho capito che il tempo non cancella il dolore. Non ci riesce. Ma, alla fine, ti spiega tutto. L’amore rinnova la voglia di vivere. Ho scritto per ricordare, per tenere viva la memoria di un legame che ha segnato la mia vita”.

L’autore Gino Sestini

In quel “pezzo di vita vissuta” che è la storia di Anna e Gino, è possibile riscoprire che l’amore non è un concetto astratto, ma una forza pratica, ostinata, capace di illuminare le fratture dell’anima e di trasformare un addio in una presenza che non smette di parlare. Un invito a non censurarsi, a vivere con intensità e a credere che, nonostante tutto, valga sempre la pena di amare.

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