Oggi 10 maggio, alle ore 16.00, in programma la partita dei play off Prato-Siena. Abbiamo provato ad osservare il match da un altro punto di vista: quello psicologico. Ecco cosa ci ha detto Cristina Rigacci psicologa e psicoterapeuta.
Nel nostro quotidiano siamo soliti riportare le imprese del Siena Calcio in quanto realtà molto sentita e vissuta da tanti senesi.
Ciò non mi stupisce affatto perché oltre ad un interesse comune, quello per la squadra di calcio cittadina, è un coinvolgimento che ha una sua essenza ben specifica (Beha & Ferrarotto, 1983).
Infatti, il valore psicologico di una squadra di calcio per la propria città va ben oltre la dimensione sportiva, configurandosi come un elemento centrale nella costruzione dell’identità collettiva, nella coesione sociale e nella regolazione delle emozioni condivise (Cialdini, 1976; Tajfel & Turner, 1979; Bomberger, 1995).
Come sottolineato da Giulianotti (2002), il calcio rappresenta un ambito privilegiato di produzione di significati condivisi, in cui si intrecciano dimensioni storiche, sociali e simboliche ove le imprese sportive, i giocatori le rivalità storiche diventano parte integrante dell’identità culturale della città.
A tal proposito, qui a Siena, credo che le persone della mia generazione minimamente interessate al calcio non potrebbero scordarsi mai la “Lucida Follia” del mitico Cavalier De Luca, così come credo che, bene o male tutti, sappiano o abbiano almeno una volta sentito parlare, in tempi più recenti, delle difficoltà dirigenziali o dei cambi dell’allenatore.
Perché? Non so se ciò è generalizzabile ad ogni singolo individuo ma sicuramente la condivisione dell’esperienza sportiva dei cittadini nei vari contesti quotidiani (bar, piazze, famiglie), genera ritualità collettive che rafforzano il senso di connessione sociale e pure il benessere soggettivo percepito (Wann, 2006; Wann & Branscombe1993).
Similmente si può anche dire che le vicende della squadra offrono un contenitore simbolico entro cui è possibile vivere ed esprimere emozioni intense in modo condiviso: le vittorie producono entusiasmo e orgoglio collettivo, mentre le sconfitte generano delusione che, proprio perché condivisa, risulta più elaborabile (Giulianotti, 1999; Porro, 2008).
Infine, sul piano della coesione sociale, il tifo favorisce la creazione di legami trasversali tra individui appartenenti a diverse classi sociali, generazioni e contesti culturali e, ancora più in generale, può essere interpretato come una forma di esperienza emotiva vicaria, in cui l’individuo partecipa agli eventi sportivi come se li vivesse in prima persona (Cialdini et al., 1976).
Per tutti questi motivi non mi resta che concludere questa mia riflessione con il ricordo del testo della canzone “You’ll never Walk Alone” considerato uno simboli più potenti di identità collettiva nel calcio in quanto il suo messaggio centrale (“non camminerai mai da solo”) esprime in modo diretto che il tifoso non è mai isolato, ma parte di una comunità che condivide emozioni, difficoltà e speranze.
«When you walk through a storm
(Quando cammini attraverso una tempesta)
Hold your head up high
(Tieni la testa alta)
And don’t be afraid of the dark
(E non aver paura del buio)
At the end of a storm
(Alla fine di una tempesta)
There’s a golden sky
(C’è un cielo dorato)
And the sweet silver song of a lark
(E il dolce canto argentato dell’allodola)
Walk on through the wind
(Prosegui nel vento)
Walk on through the rain
(Continua a camminare sotto la pioggia)
For your dreams be tossed and blown
(Perché i tuoi sogni saranno gettati e spazzati via)
Walk on, walk on
(Continua a camminare, continua a camminare)
With hope in your heart
(Con la speranza nel cuore)
And you’ll never walk alone
(E non camminerai mai da solo)
[…]»
Cristina Rigacci
psicologa e psicoterapeuta
(Foto Siena FC)
