Le BollicineLe Bollicine

Un recente fatto di cronaca, legato ad una famiglia costretta a cambiare casa, ha dato il via a questa riflessione firmata dalla nostra dottoressa Cristina Rigacci (psicologa e psicoterapeuta). Le parole della professionista assumono ancora più senso alla luce di un fatto aggiuntivo: in quella famiglia vive una persona con disabilità.

 

«È impossibile vincere le grandi scommesse della vita senza correre dei rischi, e le più grandi scommesse sono quelle relative alla casa e alla famiglia.»
(Teddy Roosevelt)

Dati certi accadimenti recenti mi è venuto da pensare che troppo spesso ci scordiamo o, meglio, diamo per scontato o sottovalutiamo, quanto sia importante, per il benessere di ciascuno di noi nel quotidiano vivere, la sicurezza ambientale ovvero quella che deriva dall’esperienza di un ambiente di cura e di vita stabile, prevedibile e contenitivo (Crocetti, 2022).

Infatti, solo quando l’ambiente risponde in modo sufficientemente adeguato ai bisogni evolutivi, quel bambino (che poi crescerà diventando grande) potrà sviluppare un senso di fiducia di base in se stesso e una percezione di sé come degno di cura e protezione (Winnicott, 1971).

Tutto ciò è particolarmente vero e importante da considerare se quel bambino o giovane uomo è una persona con disabilità (Lawton & Nahemow,1973) perché, di fatto, anche per certe persone, l’ambiente non è uno sfondo neutro ma un elemento attivo che può favorire o ostacolare l’autonomia (Schneidert, et al., 2003; Wahl et al., 2009).

Non a caso anche l’Organizzazione Mondiale della Salute (2001) sostiene che la partecipazione e il funzionamento dell’individuo dipendono dall’interazione tra condizioni di salute e fattori ambientali, che possono agire come facilitatori o come barriere.

Anche in Italia, recentemente, Lauria (2019) – con il suo progetto ADA – ha sostenuto e dimostrato come l’abitazione per i disabili vada a configurarsi come uno strumento di inclusione sociale se non addirittura un dispositivo che sostiene il progetto esistenziale della persona con disabilità.

Premesso quanto sopra mi è possibile affermare che cambiamenti di abitazione possono risultare particolarmente complessi per le persone con disabilità, poiché il trasferimento può comportare una perdita proprio della sicurezza ambientale costruita nel tempo (Ibidem, 2022) andando a rompere quel delicato equilibrio costruito tra persona e ambiente (Ibidem, 1973) per il cui recupero potrebbe servire molto tempo e tanta fatica.

Infatti, è documentato il fatto che le transizioni residenziali per le persone con disabilità cognitive o disturbi del neurosviluppo accrescono esponenzialmente sentimenti di stress, ansia e una temporanea riduzione del senso di controllo personale, con effetti più marcati nelle persone che presentano disabilità (Bigby, 2008; Emerson & Hatton, 2014).

«La felicità non è un posto in cui arrivare ma una casa in cui tornare.»
(Proverbio arabo)

Cristina Rigacci

(psicologa e psichiatra)

nella foto i ragazzi di Le bollicine che stanno vivendo progetti finalizzati alla coabitazione che garantisce integrazione e autodeterminazione 

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