Archivi tag: PA Val d’Arbia

I mille volti della giornata del volontariato

Le volontarie ANPAS, Sonia ed Emilia, in missione  per conto di “Otaria la volontaria” , hanno intervistato i volontari delle più disparate associazioni di Siena e provincia. Come hanno cominciato, cosa fanno e perché ognuno di voi dovrebbe provarci?

Quando abbiamo proposto di raccontarci insieme per la giornata internazionale del volontariato, quello che state per leggere doveva essere un articolo a quattro mani, sono diventate… udite udite, millemila! Perché? Perché quelle che erano poche e semplici domande, veicolate dalla nostra Otaria la volontaria, si sono rivelate un interessante esperimento sociale. Non saremo forse brave a mettere in fila i dati, interpretarli con dovizia scientifica e incastrarli in grafici con linee e curve più o meno precise, ma abbiamo imparato che raccontarsi aiuta a conoscersi, condividere e fare rete.

Il nostro instancabile passaparola ci ha permesso idealmente di girare in lungo e in largo sul territorio della nostra provincia, tra associazioni grandi e piccine con obiettivi e finalità diversi ma sempre complementari. No, non abbiamo scovato l’identikit del volontario ideale. Il volontario non è un supereroe, non ha superpoteri e materialmente non abbiamo trovato nemmeno quella gomma magica gigante che il volontario userebbe per cancellare i momenti più bui e regalare sorrisi.

Abbiamo trovato soltanto persone che fanno dell’essere volontario il proprio stile di vita, guardando al mondo con cuore e occhi diversi, lasciandosi arricchire dai giorni che passano, dai volti che si incontrano, dalle esperienze che si vivono perché improvvisamente quando fai della tua vita un dono pensi che a viverle le vite altrui hanno tutto un altro sapore. E se fare volontariato significa moltiplicare bellezza, noi siamo pronte a raccontare tutte le storie che abbiamo incontrato perché non puoi cambiare il mondo se non ci cammini dentro, se non fai diventare parte di te ogni storia che ascolti, diventando a tua volta una storia da raccontare.

Irene una volontaria

Irene una volontaria

Essere volontari è scegliere di donare il proprio tempo ma non significa essere catapultati in una vita parallela quanto piuttosto in una vita autentica. I volontari che si sono raccontati sono genitori, figli, nonni, nipoti. Ognuno di loro porta con sé un bagaglio di vita diverso dall’altro, con il comune denominatore dato dalla somma del cuore che decide, la mente che si impegna e le mani che si aprono al mondo. C’è chi ha cominciato per curiosità, chi è stato trascinato da amici e parenti, chi lo ha sempre visto fare, chi ha sentito la necessità di fare la propria parte. Noi due, Sonia e Emilia, abbiamo cominciato… ehm, dobbiamo proprio dirlo? Un po’ per scherzo, un po’ per amore. Oggi, per entrambe, il volontariato è la “benzina” di alcuni giorni e la Pubblica Assistenza è una “questione di cuore e di congiunti”.

Rachele ha cominciato per combattere la noia, oggi continua per amore. Anna voleva imparare cosa non sbagliare in un arresto cardiaco, pensava di fare tre lezioni e via, oggi è formatrice regionale. Michela, insegnante di yoga, ha cominciato per il tirocinio di counseling in Quavio e perché da tempo sentiva il desiderio di fare qualcosa per gli altri, soprattutto nel fine vita.

Michela

Michela

Per Michele la Misericordia di Montalcino è sempre stata una seconda “casa”, dove osservava con gli occhi di un bambino il via vai di mezzi e volontari, tra i quali c’era anche Riccardo che non aveva esitato a mettersi in gioco diventando volontario quando mancavano i giovani per garantire i servizi di emergenza.

Michele

Michele

Mattia si iscrisse ad un corso per volontario soccorritore su forzatura di un amico, però qualche settimana prima aveva assistito ad un brutto incidente stradale e pensò che, se gli fosse ricapitato, avrebbe saputo come comportarsi.

Mattia

Mattia

Enza è una cuoca in pensione che ha messo il cuore nelle pentole prendendo parte per la prima volta nel 2016, in occasione del terremoto del Centro Italia, alle attività del volontariato di Protezione Civile ANPAS presso il campo base di Norcia. Stefania è un’insegnante che crede nello scautismo come strumento educativo e nel volontariato come modo per donare e trovare la felicità. Alessandra oggi è volontaria soccorritrice in emergenza, fa protezione civile ed è impegnata nei servizi sociali, ha cominciato nel 2011 perché condivide da sempre i valori della Pubblica Assistenza che le ha salvato la vita in un brutto incidente automobilistico in seguito al quale ha deciso di voler conoscere meglio il mondo del volontariato ANPAS.

Paola è una psicologa dell’arte che ha deciso di impegnarsi per la solidarietà e i diritti dei bambini a seguito della strage nella scuola Numero 1 di Beslan, nell’Ossezia del Nord, evento per il quale un forte impegno è stato sostenuto anche dal territorio senese perché la sofferenza di qualsiasi essere umano ci riguarda da vicino e non può lasciarci indifferenti. Marco ha cominciato perché nel suo paese mancava una realtà come quella della Pubblica Assistenza e ha ritenuto giusto fare la propria parte per la comunità. Cristina si sente parte di qualcosa di grande. A Francesco piaceva guidare un’ambulanza e Olga e Giancarlo si sentono gratificati dal tempo impiegato in associazione tra i vari servizi di trasporto ordinario. Sin da quando aveva due anni, Mario è cresciuto in Pubblica Assistenza e i volontari sono stati una seconda famiglia, oggi è un soccorritore perché può contribuire a rendere più sicura la comunità e ad aiutare chi ha bisogno.

Jacopo stava andando a scuola quando vide passare un’ambulanza a sirene spiegate, notò che le persone all’interno della cabina erano concentrate ma per nulla spaventate e ne rimase colpito al punto da rivolgersi all’associazione dove ora svolge servizio ogni domenica da diciotto anni.

Jacopo

Jacopo

E Mario e Tommaso? Loro hanno sempre coltivato la voglia di aiutare il prossimo e sono diventati volontari. Gli abbiamo chiesto il perché e ci hanno risposto con una gran bella domanda: perché mai avrebbe dovuto essere diversamente?

Diventiamo volontari perché scegliamo di esserci, ci inseriamo nella realtà in cui ci formiamo da volontari, l’associazione diventa “famiglia” pronta ad accogliere e ci lasciamo trasformare. Cresciamo insieme e ci interroghiamo sul nostro ruolo per essere una parte attiva del cambiamento che vorremmo vedere lì fuori, dove ci riscopriamo solidali e partecipi alla vita dell’altro. Mario sostiene che si diventa volontari una volta e si è volontari tutta la vita. Anna lo fa perché sapere di poter essere di aiuto dà un senso ulteriore al proprio essere. Salvino, volontario ANPAS dal 2003, lo fa perché crede nel lavoro di squadra e nell’energia del volontariato.

Salvino con altri volontari

Salvino con altri volontari

Federica ha cominciato a 16 anni, oggi è la presidente della sua Pubblica Assistenza e fa volontariato perché è una parte importante della sua vita.

Federica

Federica

Massimo è un volontario della Misericordia di Poggibonsi dal 1989, il suo impegno è cresciuto nel tempo e oggi continua per l’impagabile soddisfazione di uno sguardo che ringrazia per l’aiuto ricevuto. A Marco l’impegno in Pubblica Assistenza ha dato molto di più di quanto lui abbia dato e qui ha trovato moglie e due figli che con lui si impegnano in associazione perché il volontariato è una grande palestra che ti forgia l’animo. Susy ha cominciato con qualche insicurezza e un pò di timore ormai ventidue anni fa, oggi prova a dare sollievo e sicurezza agli altri. Paolo è volontario dal 1982, in associazione fa di tutto un pò, perché lo gratifica e perché ormai da molto tempo per lui la Pubblica Assistenza è “casa” ed i volontari una gran bella “famiglia”. Chiara ha cominciato nei primi mesi di pandemia e oggi lo fa perché ogni volta che si pone un limite trova persone che la spronano a superarlo e farlo diventare un suo punto di forza. Daniela è una casalinga, ha cominciato nel 2017 per amicizia, oggi si sente al settimo cielo quando può aiutare qualcuno e lo fa insieme a Giulia e Valentina, le sue figlie, anch’esse volontarie in Pubblica Assistenza perché aiutare gli altri fa bene al cuore e ti rende migliore.

Elvio ha cominciato per dovere morale e, essendo attualmente pensionato, l’impegno in associazione lo fa sentire attivo. Gianni fa volontariato perché per tutti in caso di bisogno ci possa essere una mano tesa ad aiutare.

Per noi, Sonia e Emilia, sei volontario quando ti fai dono, diventi mani, occhi, sorriso. Ecco perché dovresti farlo. Enza da per certo che anche tu puoi fare la tua parte. Moreno è convinto che essere utile agli altri aiuta te stesso.

Moreno

Moreno

Julia sostiene che se non lo provi non lo saprai mai. Stefania crede che lo scautismo ti aiuti a diventare uomo e donna di carattere. Chiara ti invita a scegliere di diventare volontario perché quando si tende una mano per far rialzare qualcuno un pò ci rialziamo anche noi. Cristina sa bene che la vita in associazione ti regala esperienze ed amicizie che non hanno prezzo. Luca ci ha detto che si dovrebbe fare per sentirsi parte di un gruppo. Per Cinzia il volontariato ANPAS è una forma di amore che dovremmo provare tutti. Giulia, volontaria soccorritrice e operatore cinofilo, crede che il volontariato sia un’esperienza che ti cambia la vita e come Serena pensa che può regalarti una fantastica famiglia. Guido ci ha raccontato che essere di aiuto per una persona in difficoltà ti completa la giornata e, come ci hanno scritto tanti altri volontari, i soccorritori sono tra le più importanti ancore di salvezza perché ci sono sempre e con qualità. Federico aveva cominciato perché gli serviva un attestato di primo soccorso per lavoro, ora non passa un sabato sera in cui non è di turno in ambulanza perché esserci può fare la differenza. Giulio, sin da piccolissimo è cresciuto in Pubblica Assistenza e ci ha detto che fare volontariato fa bene al cuore. Per Riccardo ognuno dovrebbe provare per dare un contributo nobile e fattivo alla crescita della propria comunità. Michele è con lui soccorritore in Misericordia a Montalcino e entrambi ci dicono che dovresti provare perché dedicare il proprio tempo agli altri in associazioni di volontariato è importante, valorizza la nostra storia e scrive il nostro futuro. Anna Maria e Mauro ti invitano a farlo perché ci sono sempre più persone che hanno bisogno di te. Eva sta vivendo l’esperienza del Servizio Civile Universale e continuerà a fare la volontaria perché in un’associazione di volontariato si agisce e si cresce insieme agli altri. 

Insieme, per noi, è la parola chiave. Non importa chi sceglierai di essere e dove. Ogni associazione ha un cuore grande pronto ad accoglierti. Tu provaci. Noi, Sonia e Emilia, che ci siamo lanciate ad occhi chiusi in questo “esperimento sociale” a millemila mani, ci auguriamo che tu scelga di impegnarti con passione perché trovi la forza per dare tutto te stesso, perché tu possa lasciare orme sulla strada e chiamare “casa” ogni posto in cui lascerai un pezzo del tuo cuore.

Ecco, per adesso forse è tutto. Ma nel tempo speriamo di aggiungere tanto altro a questo racconto.

Sonia Vannoni e Emilia Di Gregorio

Monteroni d’Arbia: una panchina rossa, arte e letture contro la violenza sulle donne

Pubblica Assistenza Val d’Arbia e Associazione White celebrano la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne a Monteroni d’Arbia sarà l’occasione per inaugurare una panchina rossa, quale simbolo e monito contro tutte le forme di violenza. Nel corso dell’iniziativa, promossa con il patrocinio del comune di Monteroni d’Arbia e in programma per venerdì 25 novembre alle ore 18.00 presso la sede sociale della Pubblica Assistenza Val d’Arbia, si svolgeranno le incursioni letterarie del gruppo teatrale “Quelli… della Pubblica” e un’azione artistica collettiva ideata dall’Associazione White.

Tanti – spiegano dalla Pubblica Assistenza Val d’Arbiasono i contesti e i luoghi, anche nel nostro Comune, in cui è già stata installata una panchina dipinta di colore rosso. Ognuna di queste panchine è simbolicamente occupata dalle numerosissime donne vittime di violenza ed è pensata per trasmetterne la memoria e restituire loro il posto che occupavano al cinema, a scuola, in autobus, prima che un uomo decidesse di porre fine alla loro vita. Su proposta dei nostri volontari abbiamo ricondizionato una delle panchine del nostro piazzale e abbiamo accolto con piacere l’invito dell’Associazione White per creare insieme un momento di riflessione e confronto su un tema così attuale.

L’arte – affermano i referenti dell’Associazione Whiteha la capacità e tutte le possibilità per parlare a tutte quelle persone che vogliono essere a fianco delle donne. Parlare è il primo passo per poter capire e aiutare. Ecco perché abbiamo scelto di proporre un’azione artistica inedita con la quale distruggeremo simbolicamente tutti gli stereotipi che alimentano ogni forma di violenza.

Il teatro – raccontano le volontarie e i volontari del gruppo teatrale “Quelli… della Pubblica” – è uno strumento etico e con la selezione di brani e letture che abbiamo scelto per prendere parte a questa iniziativa vogliamo dare voce alla storia di donne vittime di violenza, discriminazione e dipendenza affettiva.

Emilia Di Gregorio 

“Noi ci mettiamo il cuore” progetto di donne per donne

Circa 600 pezzi tra borse portadrenaggi e cuori sottoascellari realizzati e donati dalle volontarie della Pubblica Assistenza Val d’Arbia per le donne operate di tumore al seno a Siena

L’anno volge al termine ed è tempo di bilanci anche per le volontarie del progetto “Noi ci mettiamo il cuore“, ideato e promosso dalla Pubblica Assistenza Val d’Arbia e dedicato alle donne operate di tumore al seno.

Hanno gli occhi pieni di luce mentre raccontano di quella mattina dell’8 marzo quando hanno potuto effettuare, dopo la brutale battuta di arresto a causa della pandemia, la prima donazione di cuori sottoascellari e borse portadrenaggi presso il reparto di Chirurgia Oncologica della mammella dell’Aou Senese presso l’ospedale Santa Maria alle Scotte di Siena.

Un progetto delle donne per le donne che finalmente prendeva la sua strada e che ad oggi, di donazione in donazione, conta numeri importanti, come 548 borse portadrenaggi e 66 cuori sottoascellari consegnati e distribuiti tra le pazienti dalle infermiere del reparto che proprio in queste sere hanno incontrato le volontarie per ritrovarsi e festeggiare insieme.

Dietro a questi numeri – spiegano le volontarie referenti del progettonon c’è solo tutto il lavoro materiale che è stato realizzato, dal taglio delle stoffe alla cucitura al confezionamento. Quando finalmente a marzo 2022 siamo riusciti a partire, sapevamo che questa nostra idea avrebbe avuto bisogno di tante gambe per camminare e crescere ma ancora di più di cuori pronti ad accoglierla e braccia pronte a supportarla. Noi ci abbiamo messo il cuore ma il sostegno che abbiamo ricevuto e il bene che questo progetto ha generato è incommensurabile. Il ritrovo con le infermiere, prime testimoni di tutto ciò per il lavoro che svolgono quotidianamente in reparto, è stato voluto per condividere quanto fatto fino ad ora ma anche per coltivare con un momento di aggregazione questa sinergia, linfa vitale per continuare a crescere e lavorare insieme.”

“Quando consegniamo alle pazienti – spiegano le infermiere del reparto – il pacchetto con la borsa portadrenaggi o con il cuore sottoascellare è tangibile lo stupore e la gratitudine di chi lo riceve. Prima delle attuali borse portadrenaggi, realizzate con cura dalle volontarie della Pubblica Assistenza Val d’Arbia, avevamo tentato diverse soluzioni per gestire l’impaccio del sacchetto portadrenaggi in una situazione che di per sé è già molto delicata per le pazienti oncologiche. Non sono, dunque, soltanto un dono simbolico della solidarietà tra donne, ma entrambi i supporti rendono più sopportabili i disagi post-operatori. Ci ha fatto piacere conoscere il gruppo di donne che lavora al progetto, vedere come si coordinano e si organizzano, ma soprattutto quanto cuore ci mettono.

“Abbiamo curato e custodito gelosamente – concludono le volontarie della Pubblica Assistenza Val d’Arbiagli obiettivi di questo progetto dai mesi immediatamente precedenti alla pandemia che negli ultimi anni ha sconvolto le vite di tutti noi. Lo abbiamo fatto continuando operosamente a progettare in grande. Oggi siamo volontarie, mamme, mogli, figlie, orgogliose di averlo coltivato con cura e determinate a fare la nostra parte per poter volare in alto.

Emilia Di Gregorio

Pubblica Assistenza Val d’Arbia: fiocco rosso per l’eliminazione della violenza contro le donne

Sono stati tagliati, realizzati e cuciti a mano uno per uno i piccoli fiocchi rossi che, per tutta la settimana, saranno indossati dai collaboratori, dalle volontarie e dai volontari della Pubblica Assistenza Val d’Arbia di Monteroni per contribuire a testimoniare l’impegno per una cultura sempre più inclusiva e contraria ad ogni forma di violenza.

Indossare un fiocco rosso – ci spiegano dalla Pubblica Assistenza Val d’Arbia è un granello, il granello che può inceppare il meccanismo. I dati sembrano non lasciare scampo ma la violenza non è un destino. Non esiste una metà del cielo inferiore: è un impegno che portiamo avanti ogni giorno indossando la nostra divisa, per educare e ingentilire, prestare attenzione e incoraggiare.

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne si celebra ogni anno il 25 novembre ed è stata istituita dall’Onu nel 1999, in ricordo delle tre sorelle Mirabal, deportate, violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana. Gli ultimi report delle istituzioni sul tema parlano di un femminicidio ogni tre giorni, restituendoci statistiche per le quali circa una donna su tre nel mondo ha subito violenza nella sua vita. Ogni forma di violenza, che sia verbale, psicologica, fisica o economica, ha costi umani, sociali ed economici altissimi.

Non possiamo continuare – concludono le volontarie ad essere spettatrici e spettatori inermi di una guerra mai dichiarata.”

Emilia Di Gregorio

Sienasociale.it invita tutte le realtà del terzo settore a prendere come esempio la Pubblica  Assistenza Val d’Arbia: un fiocco rosso non costa nulla ma è simbolo di alta valenza

A Monteroni d’Arbia una manifestazione a sostegno del popolo iraniano

Associazione White, Filarmonica G. Puccini, Gruppo di Lettura “Letteralmente Appassionati”, Fattoria didattica La Rugiada e Pubblica Assistenza Val d’Arbia in piazza per la libertà in Iran

Lo scorso 13 settembre Mahsa Amini, una giovane donna di 22 anni è stata fermata da un posto di blocco per aver indossato lo hijab in maniera giudicata scorretta. Morirà tre giorni dopo a causa delle percosse subite. Questo per una ciocca di capelli che usciva dal suo velo.

Da quel giorno – spiegano i referenti dell’Associazione White – le donne iraniane hanno iniziato a scendere in strada, togliendosi pubblicamente il velo. Lo hanno calpestato e bruciato. Hanno iniziato a tagliarsi i capelli, si sono rifiutate di cantare l’inno e la loro protesta si è fatta eco anche grazie ai ragazzi iraniani che in tutto il mondo stanno manifestando per il loro paese e la loro libertà, un valore imprescindibile. Per questo abbiamo scelto di dare loro voce con una iniziativa in programma sul nostro territorio.

Noi – raccontano le donne del Gruppo di Lettura Letteralmente Appassionatinon abbiamo potuto chiudere gli occhi di fronte a questa ennesima repressione, tanto più crudele in quanto colpisce le donne nel loro diritto fondamentale: quello dell’autodeterminazione. Siamo quindi accanto alle nostre sorelle che in Iran rischiano la vita per potersi anche solo vestire, pettinare e truccare come vogliono e vorremmo che a loro giungesse la nostra voce che le sostiene e le appoggia.

Saremo in piazza – spiegano dalla Pubblica Assistenza Val d’Arbiaperché l’esempio delle donne iraniane non può cadere nel nostro disinteresse. Ogni giorno siamo grati ad ogni donna che fa parte del nostro movimento e che lo rende migliore e, oggi più che mai, siamo grati alle donne che, senza se e senza ma, difendono la libertà e la pace. Ci uniamo alle associazioni del nostro territorio, perché crediamo nella sinergia degli sguardi di uomini e donne che lavorano per fare rete e per ingentilire i cuori.

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Monteroni d’Arbia, si svolgerà in piazza della Resistenza a partire dalle ore 16.30 e sarà scandita dagli interventi delle associazioni aderenti, dalle letture e dalle incursioni musicali, oltre che da un flash mob curato dalle volontarie e dai volontari presenti.

Emilia Di Gregorio

A.A.A. Volontari di prossimità cercasi

Alla Pubblica Assistenza Val d’Arbia di Monteroni un percorso formativo per dedicarsi ai servizi sociali

Prenderà il via, con la presentazione di lunedì 14 novembre alle ore 21.00 presso la sede sociale di Monteroni d’Arbia, il ciclo di sei incontri informativi dedicati al volontariato di prossimità.

“L’iniziativa – spiegano i referenti – è rivolta a volontari o aspiranti volontari che intendono avvicinarsi all’associazione partendo dai servizi sociali, ovvero tutte quelle attività diffuse e capillari che vedono impegnati i volontari, i quali prima di tutto sono cittadini, a favore della propria comunità.”

Gli incontri informativi, pensati e realizzati in collaborazione con professionisti del settore sanitario, spaziano dall’acquisizione di competenze tecnico-sanitarie alle conoscenze necessarie per gestire l’approccio con persone fragili e tratteranno argomenti come le disabilità sensoriali, i deficit motori e l’approccio alle persone con difficoltà di deambulazione, le malattie degenerative, la comunicazione e la relazione di aiuto nell’approccio al paziente, il consenso e il segreto professionale.

“Ci piace dire – concludono dalla Pubblica Assistenza Val d’Arbia – che non possiamo fare tutto ma possiamo sempre fare qualcosa. I servizi sociali sono il nostro piccolo quotodiano impegno di ‘cura’ e ‘prossimità’ a sostegno dei soggetti più fragili della nostra comunità. Con questo ciclo di incontri ci formiamo per ‘esserci’, perché la conoscenza è condizione imprescindibile dell’efficacia del nostro fare.”

Per informazioni ed iscrizioni è possibile contattare la segreteria amministrativa dell’associazione chiamando il numero di telefono 0577 372422 oppure le volontarie dello Sportello Handy contattando il numero di telefono 0577 1658063.

Emilia di Gregorio 

La locandina dell’iniziativa

 

 

 

“Baby volontario” è Samuele Pubblica Assistenza Val d’Arbia

Iniziativa significativa della Pubblica Assistenza Val d’Arbia. Conosciamo Mamma Erika e il piccolo Samuele, l’ultimo arrivato tra i “baby volontari”. La storia della domenica di oggi racconta di loro.

Ogni nuovo nato è un dono, unico e irripetibile; e al tempo stesso inconfondibilmente legato alle sue radici.” Nel 2022 alla Pubblica Assistenza Val d’Arbia è tornata in auge una tradizione dolcissima che fa subito “famiglia”. Ai nuovi nati, figli o nipoti delle volontarie e dei volontari che quotidianamente sono impegnati nei servizi espletati dall’associazione sul territorio, viene regalata una maglietta che riporta la dicitura “Baby volontario”.
Un augurio o un simbolo di buon auspicio? Probabilmente entrambi, ma con una motivazione ben più profonda.

Diventare genitori o nonni – spiegano i referenti della commissione del Trasporto Sanitario, che hanno rilanciato l’iniziativa già proposta in passato – è una delle esperienze più belle che la vita possa regalare. Per l’impegno e la passione con cui ogni volta le nostre volontarie e i nostri volontari indossano la divisa arancione, è un privilegio festeggiare insieme il piccolo grande dono che ogni nuovo nato rappresenta per ogni famiglia.”

L’ultimo arrivato tra i baby volontari della famiglia della Pubblica Assistenza Val d’Arbia, per la gioia di mamma Erika e babbo Andrea, è il piccolo Samuele.

Mamma Erika, alla quale abbiamo rubato qualche minuto per condividere la sua storia nella nostra intervista della domenica, ha frequentato il corso di livello base e avanzato nel 2016. Da allora, quando ha potuto, la settimana è stata scandita sempre dal giovedì sera di turno in ambulanza. Una passione motivata e smisurata che l’ha portata a diventare, nel 2019, formatrice di associazione.

Cosa ti ha spinto a scegliere di fare volontariato?

Sono diventata volontaria in seguito a un brutto incidente stradale al quale mi sono trovata ad assistere. Per cultura personale e per “esorcizzare” il trauma dell’incidente ho voluto frequentare un corso di livello avanzato per volontari soccorritori. Passando tante ore in associazione per il corso di formazione piano piano ne entri a far parte anche senza volerlo. Infatti, appena tenuto l’esame, ho iniziato a fare turni in ambulanza insieme a due persone per me preziosissime, Marta e Luciano, che hanno saputo coinvolgermi e guidarmi come due bravi genitori!”

Come hai intrapreso il percorso di formatrice?

“Il mondo della formazione l’ho conosciuto grazie a Patrizia, già formatrice regionale, che ha scommesso su di me proponendomi di iniziare il percorso da formatrice di associazione in affiancamento a lei ed ai colleghi Enrico, Renzo e Massimiliano durante i corsi di livello base e avanzato attraverso i quali in associazione formiamo i nuovi volontari soccorritori. Il grande valore della formazione nelle pubbliche assistenze è dato dal fatto che sono i volontari stessi a formarsi per formare i volontari: si tratta di un percorso condiviso e collaborativo tra pari che è la formula più adeguata per diffondere e costruire conoscenza e alimentare la crescita culturale dei volontari. Ed è stato così che, a novembre 2019, dopo un corso tenuto dai formatori di ANPAS Zona Senese, ho superato con successo l’esame per diventare formatrice di associazione”.

Volontaria, formatrice e mamma. Cosa ne pensi dell’iniziativa “Baby volontario” della tua associazione e cosa racconterai a Samuele tra qualche anno?

“L’iniziativa portata avanti dalla Pubblica Assistenza Val d’Arbia è un fantastico modo di coinvolgere i neo-genitori e neo-nonni in associazione. Non lo dico perché sono di parte ma è il modo più carino per dare il benvenuto ai bimbi e gratificare i genitori facendoli sentire parte di una vera e propria famiglia. Un giorno racconterò a Samuele cosa fa mamma quando sale in ambulanza e, non appena anche lui potrà, la divisa arancione sarà sicuramente una parte di lui!’

Emilia Di Gregorio

(La redazione di Sienasociale.it esprime ai genitori del piccolo Samuele e a tutta la Pubblica Assistenza Val d’Arbia i più sentiti auguri)