Giada in una foto recente con sua madreGiada in una foto recente con sua madre

“Io non voglio, non posso e nemmeno sento la necessità di andare a scavare nel vissuto e nel passato di chi mi ha dato la vita e luglio dell’86 ha scelto per me la via dell’adozione. Questa persona, della quale so anche qualcosa, non ha mai generato in me nessun sentimento, non in positivo, non in negativo ma posso eternamente esserle grata per due cose: mi ha dato la vita e mi ha permesso, scegliendo di darmi in adozione, di avere due genitori meravigliosi e una straordinaria famiglia“. Così scrive Giada Da Frassini una senese che, traendo esperienza dalla propria esperienza personale, rivolge il suo pensiero sulla vicenda di attualità che sta scatenando il dibattito in Italia:  quella del piccolo Enea. Giada ha vissuto sulla sua pelle Ed è proprio a lui che le sue parole si rivolgono. Sienasociale.it ringrazia Giada per aver voluto raccontare. Ecco le sue parole.

Giada piccolissima con suo padre
Giada piccolissima con suo padre

“Perché se i figli naturali sono molto desiderati e qualche volta nemmeno quello, un figlio adottivo è desideratissimo sempre perché la sua mamma e il suo babbo per poterlo stringere fra le loro braccia hanno fatto un percorso spesso tanto lungo e difficile…”. Scrissi così nel primo tema di prima media quando la mia insegnante di allora ci chiese di raccontare del giorno in cui eravamo nati, “allegando se possibile qualche foto”.

E no. Le foto non ce le avevo ma sapevo un sacco di cose perché la mia mamma e il mio babbo mi hanno sempre raccontato tutto quello che avevano saputo quando erano venuti a prendermi all’Istituto per la protezione e l’assistenza all’infanzia di Livorno.

Documenti e pigiamino gelosamente da sempre custoditi come un tesoro prezioso a imperitura memoria di tutta la strada che abbiamo fatto per incontrarci finalmente.  Nata 8 marzo 1986, il 30 ottobre dello stesso anno posso dire, che sono nata la seconda volta, nell’esatto istante in cui i nostri occhi si sono incontrati. Con loro i miei adorati nonni materni.

Giada piccolissima con sua madre
Giada piccolissima con sua madre

Ancora vive in me le parole nella lettera che la mia cara nonna Anna mi scrisse per i miei 18 anni “fra i milioni di domande che ci ponevamo, c’era quella dove ci interrogavamo se ti si sarebbe piaciuti o meno, poi ti abbiamo vista e ci hai sorriso a tutti, senza nessuna paura, senza timore…”.

Chissà quante persone avevo incontrato, nei miei primi mesi di vita, quanto avevo magari pianto senza che nessuno si prendesse cura di me perché magari non era possibile in quel momento. In cuor mio credo di aver sentito fin dal primo momento che erano la mia famiglia, la mia casa.

La mia vita, al momento in cui sono venuti a prendermi è cambiata innegabilmente e sono stata travolta da un amore che ancora oggi mi accompagna. Io non voglio, non posso e nemmeno sento la necessità di andare a scavare nel vissuto e nel passato di chi mi ha dato la vita e luglio dell’86 ha scelto per me la via dell’adozione. Questa persona, della quale so anche qualcosa, non ha mai generato in me nessun sentimento, non in positivo, non in negativo ma posso eternamente esserle grata per due cose: mi ha dato la vita e mi ha permesso, scegliendo di darmi in adozione di avere due genitori meravigliosi e una straordinaria famiglia.

Se avesse scelto immediatamente di darmi in adozione, sarei diventata figlia dei miei genitori prima, ma poco importa, lo ero già prima di venire al mondo, ogni volta che mi sognavano, mi attendevano e con pazienza si preparavano al giorno in cui sarei arrivata nelle loro vite. Anche quando si parla di adozione servono delicatezza e tatto. Nei confronti di tutte le parti coinvolte. 

Caro Enea, che tu abbia tutto l’amore che meriti.

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