Migliorare la qualità di vita di chi assiste il malato in cure palliative è l’obiettivo del progetto “Prendiamoci Cura” finanziato da Calcit Valdichiana OdV. Lo studio vuole promuovere la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e psicologica attraverso un supporto assistenziale e psicologico, al caregiver che assisterà il malato al proprio domicilio fornendo un aiuto concreto alla famiglia.

Realizzato in collaborazione con l l’equipe di Cure Palliative della Zona Distretto della Valdichiana Aretina, il progetto è stato presentato ieri all’Ospedale di Santa Margherita della Fratta, in vista della XXII Giornata Nazionale del Sollievo in programma il 28 maggio.

Per la direzione della Asl Tse hanno portato il proprio saluto il Direttore Sanitario Simona Dei ed il Direttore Amministrativo Antonella Valeri. Presenti anche il direttore della Zona Distretto Manuela Giotti che ha coordinato i lavori e gli amministratori della Valdichiana aretina.

«Quella di oggi è una giornata importante – ha dichiarato Simona Dei, Direttrice Sanitaria Asl Tse – perché presentiamo un progetto sul prendersi cura di chi si prende cura di un familiare colpito da una malattia evolutiva ad esito infausto. Malattie come queste non riguardano solo chi ne è affetto ma anche coloro che li assistono e che sono messi a dura prova, ogni giorno, dalla sofferenza. Una esperienza drammatica, se vissuta nell’isolamento e nell’abbandono, ma che può trasformarsi in un momento di condivisione e di umanizzazione se ci sono sostegno e amore. Grazie al progetto si può contribuire a dare sollievo alla sofferenza fisica e psicologica di chi vive una esperienza di dolore».

Un progetto nato da un’idea della dr.ssa Concetta Liberatore, direttrice UOC Cure Palliative Asl Tse. «Donare ore di libertà e di sollievo a chi è in contatto quotidianamente con un malato grave è un gesto di grande umanità e solidarietà – ha spiegato la dottoressa Liberatore –. Il caregiver è una figura importante e spesso coincide con uno o più componenti della famiglia. Il progetto si rivolge a questa figura perché si rafforzi il suo valore nel luogo dove il malato ha scelto di stare e concludere il suo percorso di vita – prosegue -. Le ore messe a disposizione nel progetto permetterano al caregiver di trovare sollievo e potersi allontanare per qualche ora di svago lasciando il proprio familiare fragile e vulnerabile in mani esperte».

«Questo progetto – ha proseguito Liberatore – vuole lanciare un segnale positivo all’intera Comunità della Valdichiana Aretina, perché si diffonda la cultura del sollievo e l’importanza di accedere alle cure palliative per i malati e le loro famiglie che giungono nella fase avanzata ed evolutiva di una malattia inguaribile. E’ un percorso complesso che dobbiamo costruire nel tempo assieme alle Istituzioni locali, ai cittadini della zona affinché l’accesso alle cure palliative, alla qualità di vita (e del fine vita) non rimanga un privilegio di pochi ma un diritto di tutti come prevede la Legge 38/2010».

«Abbiamo scelto di finanziare il progetto – ha spiegato Massimiliano Cancellieri, presidente Calcit Valdichiana Odv – perché è importante aiutare a dare sollievo ai pazienti e a chi si occupa di essi contribuendone a ridurre lo stress. Abbiamo, inoltre, individuato chi dovrà fornire l’operatore per supportare il caregiver del paziente seguito dalla U.F. Cure Palliative e cioè la Cooperativa Polis.

Il supporto psicologico verrà fornito da una esperta individuata dalla Fondazione Cesalpino attraverso una borsa di studio che abbiamo finanziato come Calcit».

« E’ un progetto innovativo che partirà in forma sperimentale in Valdichiana aretina – prosegue Cancellieri – e che potrebbe essere replicato in tutte le vallate. Troppo spesso si pensa al paziente e poco a chi si occupa di lui. Enorme è lo stress fisico ed emotivo dovuto al carico assistenziale. Oggi vogliamo contribuire ad evitarlo. Un’idea della dottoressa Liberatore che noi abbiamo subito sposato».

Il progetto metterà a disposizione 640 ore annue, in media 2 ore al giorno per una spesa di mille euro mensili finanziati da Calcit Valdichiana per complessivi 12 mila euro l’anno.

Ma come si fa ad accedere al servizio? È necessario essere in carico all’U.F. Cure Palliative. I medici palliativisti Maria Magdalena Bozzi e Adelina Kapllani, con la dottoressa Sofia Seri, psicologa e psicoterapeuta, effettueranno una prima valutazione dei bisogni. Un successivo colloquio con il caregiver misurerà la necessità e l’appropriatezza di ricorrere ad un operatore qualificato e formato che si occupi del paziente per qualche ora la settimana. Uno screening che permetterà alla psicologa di approfondire la conoscenza del paziente, nel contesto in cui vive e di individuare eventuali bisogni e richieste che saranno, poi, analizzate e quindi sottoposte alla Cooperativa che dovrà erogare il servizio.

(un momento della presentazione con la dottoressa Liberatore che spiega l’idea alla base del progetto)

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