Ogni bambina ha in testa, fin da piccola, un principe azzurro ed io, di principe, ho avuto  te.

Una persona un giorno mi disse che sarei diventata una buona mamma quando avrei smesso di sentirmi così fortemente figlia. Io non ho mai smesso di aver bisogno di te, non credo che succederà mai e per questo non credo di dover mettere in discussione la mia capacità di essere una buona mamma.

Oggi, in occasione del tuo compleanno, voglio sfogliare l’album dei nostri ricordi insieme e celebrare il mio amore indiscusso per te. I miei ricordi nascono di fatto con te, caro Bubi. Bubi…non riesco a ricordare perché da sempre ti chiamo così. Tu sei Bubi, per me e per i tuoi nipoti.

Chiudo gli occhi e ci vedo una domenica mattina a passeggiare per il paese mentre mamma, a casa, prepara il pranzo. Io con una salopette di velluto marrone, le tue mani forti e ruvide che tengono la mia, piccola e fragile. Volevi comprarmi qualcosa ma io non volevo farti spendere, mi dispiaceva. Avevo quattro anni, credo. Mi era già chiaro tutti i sacrifici che facevate per tirare avanti la barca, non era affatto semplice.

Quel periodo era inoltre caratterizzato da tante paure, incubi che si ingigantivano soprattutto con l’arrivo del buio. Avevo il terrore di dormire da sola e il posto più sicuro al mondo per me era il lettone, dove mi accovacciavo stretta al tuo fianco e dove i mostri smettevano di terrorizzare.

Ho dormito così per tanti anni, non mi vergogno a dirlo. Ancora oggi, se dovessi descrivere i momenti in cui mi sono sentita più al sicuro, parlerei di quelle notti, accanto a te, in mezzo a te e a mamma.

Ricordo poi quando restavi a casa con me durante un’influenza e improvvisavi giochi con le carte con i quali passavamo intere giornate. Il gioco “maialino” è nato proprio così e oggi è stato felicemente ereditato da Tommaso e Matteo.

Ricordo la sera dopo cena che mi aiutavi a ricalcare le cartine di geografia, l’unica materia in cui ti sentivi di aiutarmi, ero così orgogliosa della tua precisione: rendevi i contorni delle regioni perfetti!

Ricordo la raccolta della borraccina per il presepe di Natale, tu sempre così rispettoso della natura mi hai insegnato a non lasciar carte nel bosco, a rispettare gli alberi e gli animali. Mi hai insegnato a riconoscere i funghi da cogliere e ogni anno ci siamo divertiti a riempire panieri orgogliosi e soddisfatti.

Ti ricordi quando ti aiutavo in garage frenando le macchine che ti attardavi fino a tardi notte a sistemare? Mi sentivo importante, indispensabile per te. Oppure quando andavamo a pagare l’affitto con la Fiat cinquecento bianca: ero orgogliosa di tutti i sacrifici che facevi per non farci mancare niente.

Le difficoltà non facevano paura perché c’eri tu, ogni sera su quel morbido divano dove mi rifugiavo a guardare quel film western che tanto ti piaceva oppure dove ridevamo a crepapelle davanti ad un film di Pozzetto. Il valore della semplicità, questo mi hai insegnato nella nostra quotidianità.

 

Tutti i momenti belli della mia vita ti hanno visto protagonista. Il giorno del mio diciottesimo compleanno in quella festa che, anche grazie a te, ho realizzato.

La mia laurea quando commosso mi hai abbracciato forte. La prima macchina scelta insieme con pazienza e amore. La camminata lenta verso l’altare, io barcollante su quei tacchi scomodi e tu saldo, stabile come sempre, nonostante l’emozione.

Sei stato la prima chiamata quando ho scoperto di aspettare due gemellini e chi se la dimentica la battuta irripetibile che mi hai fatto ( e che non si può dire). All’inizio ho sottovalutato l’impegno che mi aspettava ma ce l’abbiamo fatta, anche e soprattutto grazie a te, grazie a mamma.

Ti vedo in una sequenza di pomeriggi con loro in braccio sul divano, le prime pappe che gli abbiamo dato insieme, i pannolini da cambiare.

Intuivi quando, in apnea dalla fatica, avevo bisogno di stare mezz’ora da sola. Ti vedevo allora allontanarti spingendo quel vagone di carrozzina con loro due dentro, spesso urlanti. E io riprendevo a respirare.

Poi è iniziato il momento del calcio. Sei stato e sei il primo tifoso dei tuoi nipoti. Sempre presente a bordo campo per sostenerli nelle sconfitte ed esultare nelle vittorie.  Insegnando loro il valore del rispetto, fuori e dentro il campo.

Hai giocato a calcio oltre i tuoi cinquant’anni, spesso insieme ad i miei amici che ti adoravano per le tue doti sportive e per il tuo carattere invidiabile.

E non puoi capire quanto sono stata orgogliosa di te, eri il mio idolo e resti tale anche se hai attaccato le tue scarpette al chiodo.

 

Ma tu ci sei stato anche e soprattutto nei momenti più brutti e per questo non riuscirò mai a ringraziarti abbastanza.

Quella volta che mi sei venuto a soccorrere dopo il volo pindalico fatto con la macchina appena presa. Quasi illesa , ma spaventata come un pulcino bagnato, mi hai stretto a te senza giudizio e mi hai portato a casa.

Anni dopo ti vedo chiaramente in quel corridoio dell’ospedale nel momento in cui scopri che Lorenzo non c’è più. Sento ancora le tue urla e quel cazzotto di dolore dato contro il muro.  A te ho affidato il suo ultimo viaggio e non oso pensare quanto deve essere stato pesante questo fardello.

Non ne abbiamo mai parlato ma un giorno ti chiederò dettagli dolorosi, sappilo. Mi hai supportato nei numerosi traslochi, alcuni anche dolorosi e difficili da affrontare. Sono stata una figlia irrequieta, me ne rendo conto.

Tu ci sei sempre stato, senza giudicare, standomi solo accanto. E ci sei oggi, con discrezione e rispetto. I nostri momenti insieme sono per me vitali.

La raccolta delle olive, le partite a tifare i ragazzi, i viaggi fatti insieme (In Grecia quante risate che ci siamo fatti!!!). Quest’ estate ti prometto che passeremo qualche giorno insieme in montagna, anche questa una passione che condividiamo da sempre.

 

Da te ho imparato il valore della gentilezza, tu parli con tutti in maniera educata, non serbi rancori, vedi sempre il buono nelle persone e non parli male di nessuno, mai.

Sei il mio riferimento, lo sei sempre stato e sempre lo sarai. Grazie per le radici che mi hai donato, per la libertà che sei riuscito a darmi, per gli sbagli che mi hai perdonato, per la fiducia che mi hai sempre concesso. Cercherò di non deluderti, mai.

Auguro a tutti di avere un faro così nella propria vita. Grazie per quello che fai e soprattutto grazie per quello che sei, per me e per i tuoi nipoti.

Buon compleanno Bubi!

Tua figlia, Vale.

 

 

 

 

 

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