Per la rubrica settimanale che riguarda gli animali, ospitiamo oggi le bellissime parole di Andrea Friscelli.

Scrivo queste righe per spiegare prima di tutto a me stesso una decisione, quella di prendere un piccolo (non come età ma come taglia) cane, avendone tra l’altro già uno ormai abituato e bene equilibrato nell’economia casalinga. C’è forse nascosta in questo atto (magari esagero un po’) la volontà di una sorta di rilancio vitale, dopo un lungo periodo in cui con la vita ho giocato in difesa,cercando di non prenderne troppe? Qualcosa che potrebbe davvero segnare un punto di svolta? Per ora posso solo dire quali sono le conseguenze non del tutto previste della mia scelta.

Come fare un figlio in tarda età e ritrovarsi di nuovo immerso in problemi di cacca, pipì, mangiare e dormire, quando queste difficoltà erano ormai solo un lontano ricordo. Insomma, fatte tutte le debite e opportune differenze che in questo caso sono molto grosse, posso affermare che alcune dinamiche nell’accogliere in casa un nuovo cane (ma forse vale per un qualunque animale da compagnia), sono per certi versi simili.

Qualcuno ha anche stentato a capire perché ho fatto questa mossa che, lo confesso, pensavo fosse più semplice, ma dopo cercherò di spiegare meglio quello che ho capito di me stesso in questo frangente. Adesso però vorrei elencare anche gli elementi positivi di aver per casa un altro piccolo cane, anzi in questo caso una cagnetta, tra l’altro dotata, come ogni Jack Russell, di un suo carattere forte e deciso.

Ammirarne per esempio la grande adattabilità e intelligenza. Da nemmeno tre ore catapultata in un’altra casa dopo quasi sette anni di vita nell’ambiente in cui è nata, strappata (l’espressione è un po’ enfatica, ma vi assicuro meno di quello che potrebbe sembrare) dai suoi affetti umani e canini, capire immediatamente quale persona, tra i vari presenti (e cioè il sottoscritto), sarà d’ora in avanti il suo riferimento, non è poco.

Forse per questo non mi molla di un centimetro, non entra nelle stanze o passa dalle porte se prima non ci sono io, o piange disperata se mi allontano anche solo per qualche minuto. Ho da tanto tempo per casa cani piccoli e, da quando sono rimasto solo, Turi ha sempre dormito con me, ma sopra il letto, mai ha pensato di entrare tra le lenzuola come invece lei, senza neppure chiedere permesso, ha subito fatto.

Mangia con un appetito che definirei furibondo e che la porta a delle vere imprese atletiche impensabili per gli umani, come quella di saltare a piè pari sul tavolo o sul piano della cucina (posti entrambi ad almeno tre volte la sua altezza) per rovistare e raccattare qualche briciola.

Un altro aspetto per me affascinante è riuscire ad avere con lei un rapporto che vada verso un’intesa, attraverso comprensioni ed incomprensioni che si alternano giorno dopo giorno, imparando a parlare ciascuno la lingua dell’altro e cogliendo caratteristiche e dinamiche proprie di ciascuno.

Corollario di questo sforzo è che con lei parlo in continuazione, delle cose più banali o a volte di cose più complicate. Lei mi guarda interessata e non sono certo che ancora mi capisca, come invece sono certo riesce a fare Turi, ma con lui c’è un’altra confidenza e consuetudine.

Ed apriamo appunto il capitolo dei rapporti tra la nuova arrivata e l’anziano cane di casa: Turi.

Avevo in effetti qualche timore che si potesse sentire trascurato, geloso o simili, ma non fino a questo punto.

Il carattere forte di lei ha spiazzato completamente Turi che si è prima ritirato sull’Aventino, cedendo senza colpo ferire spazi ed abitudini, fino a ché lei non ha provato a sostituirsi a lui anche sulle mie gambe quando scrivo.

Allora il vero valore del vecchio Turi è venuto fuori e, sia pure completamente senza denti ha digrignato le gengive mettendo in chiaro che lì lei non si poteva proprio permettere, e … poi con quel suo nome strano (si chiama Beyoncé)!

Ed io che speravo in una sorta di solidarietà canina che scattasse e che, utilitaristicamente, mi permettesse di uscirmene da solo, tanto loro si facevano compagnia!

Magari è presto e certe dinamiche se le devono chiarire tra loro due fino ad arrivare ad una accettata gerarchia, garanzia di una pacifica convivenza.

Oggi – devo dire – mi è sembrato di vedere un embrione di accordo quando lei ha permesso a lui di annusarla intimamente senza ribellarsi. Capisco anche che il mio ruolo è un po’ quello del mediatore tra le parti, per cui se una cosa la faccio io è diverso da quando si arrangiano da soli. L’esempio più azzeccato è che adesso sono entrambi sulle mie gambe mentre scrivo questo pezzo.

Turi era già piazzato ed allora io ho preso lei con delicatezza e l’ho appoggiata nel poco posto che rimaneva. Turi a quel punto si è un po’ spostato per farle spazio ed ora ho due borse di acqua calda sulle gambe. Come farò d’estate non lo so…

E allora, per tornare all’inizio, perché ho preso questa decisione? Prima di tutto era da tempo che ci pensavo, Turi ha già 14 anni ed anche se per la verità sta molto bene si può pensare che prima o poi… Cosa che vedrei come il peggiore dei mali in questo momento: rimanere completamente solo, dover ricominciare con un altro lutto da elaborare e digerire mi preoccuperebbe molto.

Non che la presenza di un altro cane, nel caso malaugurato, mi possa esimere da quel dolore e da quel lavoro, ma forse un pochino me lo allevierebbe. Così ho cominciato a pensare di popolare la mia vita casalinga con un altro figlio di un dio minore, se la dizione non è troppo aulica, convinto come sono che avrebbe fatto bene a me, ma anche a Turi passare qualche tempo in compagnia.

Certo che questo effetto per essere raggiunto, e tutti lo dovrebbero attentamente considerare, ed anche io lo capisco bene solo ora, implica uno sforzo di adattamento, un lavoro di pazienza e comprensione, un governo ed una apertura a possibili cambi della vita, come forse non ero più tanto abituato, parlo per me, ma anche per Turi. Anzi per lui forse ancora di più.

Qualche giorno fa ho preso il coraggio di parlare di questo progetto con un amico che si occupa molto di animali, cavalli, cani, ma senza avere fretta, ho più volte precisato. Invece le cose poi mi hanno un po’ travolto, in poco meno di una settimana mi sono ritrovato la nuova cagnetta in casa.

Una notazione tra l’etimologico ed il simbolico sul suo nome, per me non sarà mai Beyoncé, ma Bio (come del resto la precedente padrona la chiamava spesso) sillaba che porta in sé la radice della vita che con lei e con tutto lo scompiglio che si è portata dietro ha fatto di nuovo capolino in casa mia.

Chissà che ne avrebbe pensato Paola? Preferiva i cani maschi, con le femmine però scattava una solidarietà, magari un po’ rustica ma autentica, per il dover sopportare tutte quelle faccende femminili che complicano la vita appunto a donne ed a cagnette. Senza il tormento di quell’immancabili e quasi inconsapevoli paragoni che a volte tra gli umani, donne e uomini, finiscono per guastare i rapporti.

Certo Bio non è e non sarà mai una tua sostituta, Paola, ma la sua presenza in casa forse mi distoglierà da altri pensieri.

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