Ogni piccolo gesto di un volontario è dono fatto con il cuore per trasmettere i valori della solidarietà e della gratuità a quanti sono lontani, e fa rinascere la speranza che un mondo migliore è possibile.

E’ per questo che conoscere la silenziosa attenzione della Misericordia di Buonconvento verso le persone con diversi bisogni, anche nei giorni al di fuori delle iniziative ufficiali, riesce a toccare i nostri sentimenti.
Oltre al sevizio di pronto soccorso, sono cittadini che, con il loro esempio di civismo attivo ed impegno, contribuiscono a promuovere una società aperta e inclusiva, rafforzando la coesione sociale del nostro Paese.
Volontari che rappresentano una risorsa importante di partecipazione e di attenzione all’interesse generale e sono gli anticorpi della società civile verso l’indifferenza e l’egoismo.
La vigilia di Pasqua si sono autotassati ed hanno acquistato alimentari, compresi uova di cioccolato e colombe, per confezionare pacchi dono alle famiglie, che seguono costantemente, perché anche per loro potessero essere giorni di gioia, serenità e pace. Una dispensa ben fornita, il frigorifero pieno, sedersi a tavola con la famiglia per consumare un pasto, sono cose che chi conduce una vita normale, nonostante le difficoltà di tutti i giorni, dà per scontate. Ma, purtroppo, non soltanto bambini che a causa delle guerre e delle carestie non crescono come dovrebbero e padri di famiglia che non avendo un lavoro non riescono ad assicurare il sostentamento ai propri cari, ma anche nella nostra comunità vivono persone nel bisogno.
La facilità con cui si getta cibo nella spazzatura è sinonimo di indifferenza e insensibilità, gli stessi atteggiamenti che portano all’emarginazione di tanti nostri concittadini, lasciati soli ad affrontare i problemi e le difficoltà della vita. La fame è una delle esigenze primordiali dell’uomo e nel linguaggio biblico non significa solo il bisogno urgente del cibo quotidiano, ma di tutto ciò che occorre all’essere umano per vivere dignitosamente.
Oggi diciamo, con un neologismo, che siamo ‘onlife’ poiché viviamo una vita collegata in rete, ma mi chiedo, e vi chiedo, che vita è se non siamo nella realtà più responsabili, più solidali e più compassionevoli ognuno di noi verso gli altri? Ripetiamoci spesso, consapevolmente, che da soli non ci si salva e solo con il reciproco aiuto proteggeremo noi stessi e gli altri.
Gesù è risorto ancora, è una nuova rinascita, ed allora con il prezioso esempio dei volontari della Misericordia, e non soltanto loro ma anche di quanti sentono la responsabilità verso gli altri, riprendiamo la spinta alla fraternità e alla solidarietà: e ci sentiremo molto più felici!
Mietta Brugnoli
