Riceviamo e pubblichiamo una bellissima analisi psicologica sul tufo firmata dalla nostra Cristina Rigacci.
Guardando un po’ cosa fosse il tufo ho trovato su internet che esso nasce da un’esplosione vulcanica, un evento violento e trasformativo, ma nel tempo si raffredda, si stratifica e diventa materiale da costruzione.
Premesso ciò, il parallelismo con la vita psichica mi sembra quanto mai evidente, del resto la trasformazione psichica avviene, a volte, in concomitanza di “esperienze esplosive” che poi si sedimentano nel nostro mondo interno andando a costituire un nuovo pezzettino di terreno della nostra personalità.
Lo stesso Jung, nel 1961, ha precisato che è proprio attraverso l’integrazione delle ombre e delle ferite che l’individuo può avviarsi verso un processo di individuazione e di ricomposizione del Sé.
Inoltre la porosità del tufo può simboleggiare anche la nostra capacità di entrare in relazione con l’altro e con il mondo. Infatti, linea con Freud (1923), parlando di confini dell’Io, è possibile affermare che un Io troppo poroso rischia di perdere coerenza, mentre un Io troppo rigido diventa impermeabile al cambiamento.
È nel giusto equilibrio tra apertura e difesa che l’individuo può mantenere un senso di identità stabile ma flessibile (Kernberg, 1984).
Infine, avendo come riferimento la teoria di Erikson (1959) – secondo la quale l’identità si forma attraverso la crisi e il confronto con l’altro, e questa base, sebbene inizialmente instabile, può diventare solida nel tempo se adeguatamente sostenuta dall’ambiente relazionale – nel contesto dello sviluppo psichico, il tufo potrebbe rappresentare anche la base su cui si costruisce il Sé in particolare durante l’infanzia e l’adolescenza, fasi in cui l’identità è ancora in via di definizione.
Cristina Rigacci
(Psicologo e Psicoterapeuta)
