Il fine settimana del 30, 31 gennaio e 1 febbraio 2026 è andato in scena sul palco del Teatro dei Rinnovati, per la rassegna teatrale selezionata dal direttore artistico Vincenzo Bocciarelli, il grande Gabriele Lavia in uno spettacolo profondamente sconvolgente per bellezza e per profondità: “Lungo viaggio verso la notte” di Eugene O’ Neill, uno dei più celebri autori teatrali statunitensi del XX secolo.

La splendida cornice del teatro di Siena ha avuto l’onore di ospitare una delle figure più rappresentative del teatro italiano, Gabriele Lavia, che ha dato un’evidente impronta personale alla pièce attraverso varie citazioni alla sua grande carriera come punto di riferimento interpretativo di spettacoli memorabili quali Amleto, Macbeth, Re Lear, Otello, Romeo e Giulietta.

Affiancato dalla formidabile interpretazione di Federica Di Martino, e con Jacopo Venturiero e Ian Gualdani, Gabriele Lavia ha interpretato un vecchio capofamiglia, James, ex attore in pensione e in decadenza, che vive in una casa antiquata e trascurata, piena di mobili antichi, diversi tappeti, giganti librerie, un’alta finestra ed una scala che porta ad un misterioso piano superiore dove si reca di frequente sua moglie, Mary, quando dichiara di essere stanca e di dover riposare.

La vicenda si svolge e si consuma nel Connecticut (USA), nei primi decenni del 1900.

Intervallata da un suono ripetuto e cadenzato delle navi che arrivano e che partono, e ricoperta da una fitta e insistente coltre di nebbia, tipica del clima del Connecticut, la storia racconta la giornata-tipo della famiglia Tyrone, angosciata dall’atipico “raffreddore” del figlio minore Edmund.

La tristezza riempie piano piano la scena fino a che i personaggi non se ne assuefanno, tanto da illudersi di dimenticarla, ma è come la nebbia onnipresente: l’unico modo che la famiglia ha per sopportarla è fare finta di non vederla.

Dentro, la casa è come una prigione che mette di fronte ogni componente della famiglia al problema: la tisi di Edmund e la paura della morte imminente; fuori, la nebbia non lascia trapelare alcuna luce. Soltanto il suono cupo di una nave che sta per partire o che sta per attraccare.

Le scene di Alessandro Camera ritraggono una casa con le sbarre ed una sola altissima finestra da cui entra una fioca luce.

La famiglia Tylone è avviluppata dalla paura: il padre James, tra un sigaro e una bottiglia di whisky, rivive i tempi d’oro del teatro ricordando Shakespeare a memoria (“Morire, dormire. Dormire, forse sognare”), il figlio maggiore Jamie è disoccupato, alcolizzato e dilapida i pochi soldi tra bar e prostitute, mentre il figlio minore Edmund segue le orme del fratello grande e in più è inesorabilmente tisico.

La madre Mary, magistralmente interpretata da Federica Di Martino, soffoca il suo indicibile dolore nella morfina, iniettandosi di nascosto, al piano superiore, più siringhe al giorno. Annebbiata dalla droga-medicina, si trasforma alla fine in un fantasma che cammina tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che ritorna (la morte di un altro figlio).

Il destino sembra accanirsi e la famiglia Tylone è impotente di fronte alla triste fatalità, cerca disperatamente una colpa (accusa il medico e accusa se stessa), mentre il suono della nave diventa sempre più insistente. Il viaggio di chi viene e di chi va è proprio la parola-chiave del titolo, traduzione di “Long day’s journey into night”, il viaggio “mentale” di chi è condannato a ripercorrere quotidianamente, senza sosta, come un sogno ricorrente, la propria vita fino al punto di volerla vivere come se non fosse più la realtà, bensì un sogno confuso avvolto nella nebbia.

Il prossimo appuntamento a teatro è previsto per il fine settimana del 6, 7 e 8 febbraio 2026 con “Tenente Colombo – Analisi di un omicidio” di William Link e Richard Levinson con Gianluca Ramazzotti, Pietro Bontempo, Samuela Sardo e Sara Ricci e con la partecipazione straordinaria di Nino Salerno.

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