Ieri, 23 aprile,  abbiamo celebrato la giornata mondiale del libro e dei diritti d’autore. Lo ha scelto l’Unesco perché il 23 aprile del 1616 sono morti Shakespeare, Cervantes e Garciloso de la Vega.

E io cosa c’entro? E’ che io, che sono solo una scribacchina, sono in viaggio per raggiungere Ferrara dove oggi presenterò a quattro classi di studenti di quinta liceo, ad Argenta, il mio ultimo romanzo, “Storie sommerse del San Niccolò“, una trama che racconta le storie di persone vere che, tra il 1943 e il 1944, sono state internate nell’ospedale psichiatrico di Siena, vuoi per curare patologie vere, vuoi per punire la loro ribellione al nazi-fascismo.

Per raccontare quelle storie ho letto, ho studiato, mi sono documentata e ho scritto per avvicinare qualcuno a quella verità.

Quando ho deciso di scrivere dei romanzi ho immaginato che qualcuno leggendoli potesse iniziare a porsi delle domande, per esempio sulla realtà dei manicomi e di cosa sono stati per tanti anni, oppure sulla realtà della detenzione e su cosa significa essere detenuti.

Francamente, non so se ho raggiunto l’obiettivo e se oggi nella mente di qualche lettore è sorto anche un piccolo dubbio sulle proprie certezze. E non so se scriverò ancora, perché mi sento un po’ presuntuosa in questa mia “missione”, però mi piace scrivere ed essere la penna che narra ciò che hanno da dire i personaggi che affollano la mia mente.

Forse scriverò ancora finché sarò curiosa delle loro storie. O forse smetterò come si smette di fumare, ma non smetterò di leggere perché entrare in una storia è moltiplicare la propria esistenza all’infinito, è vivere centinaia di vite, è amare e sentire al quadrato.

Ben venga la giornata del libro, ce ne siano 365 all’anno, poiché l’essere umano ha bisogno di entrare nel cuore e nella mente di tanti personaggi per imparare l’empatia.

Ecco, domani presenterò “Storie sommerse del San Niccolò” ma non parlerò troppo di Emilia e degli altri internati nell’ospedale psichiatrico di Siena; parlerò dei libri e della lettura.

E della lettura che può essere uno strumento di crescita, di maturazione e di pace.

Marina Berti

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