Se per lutto si intende il laborioso, faticoso e spesso doloroso processo mentale che permette di rendersi conto che una perdita c’è stata e non sarà più recuperabile, posso dire che dopo un anno e qualche mese questo lavoro è (quasi) compiuto.

Paola moglie di Andrea
Paola moglie di Andrea

Sento già gli scettici che dicono: ci voleva tutto questo tempo per rendersi conto che Paola era morta?

Sì, ci è voluto molto tempo, perché la nostra mente, certamente la mia, non è un blocco monolitico, è fatta di tanti strati e parti. Molte di queste non hanno per nulla accettato l’evidenza della realtà ed hanno continuato ad attendere un ritorno, una resurrezione, un’apparizione. Quante volte mi è capitato di risentire quasi la sua voce o di percepire nella grande casa vuota i suoi passi, la sua presenza. Non più tardi di ieri mi è sembrata così forte questa sensazione da averne quasi paura nella stanza dove la sua vita è finita, nella penombra della notte, con le finestre aperte per il gran caldo, ogni rumore suggerisce presenze, a volte timori, a volte forse speranza. Quindi è evidente che ancora il lutto non è completo, ma lo può mai essere – mi chiedo?

Posso però assicurare a me stesso che la maggior parte di me ti ha lasciato andare e non si aspetta più nulla se non tanti ricordi.

Ed ecco che, stante questa situazione, si arriva ad un altro stadio del lavoro. Che si potrebbe riassumere in una semplice domanda: e adesso che faccio della mia vita, poca o tanta che sia quella che mi rimane? Ritrovare un senso al mio presente, partendo dalla semplice constatazione che sono una persona diversa da prima, che sono più vecchio, più pauroso e debole di prima, che io, inguaribile ottimista, sono invece diventato un pallosissimo pessimista, ritrovare un senso, dicevo, è un lavoro ancora più duro e difficile di quello che ho fatto fino ad ora.

È una situazione per certi aspetti simile all’adolescenza, qualcuno l’ha già detto. Il mondo in cui si è vissuti è finito e te ne devi andare da lì, cercando cose nuove. Ma è chiaro, un fatto è avere 14/16 anni con la vita davanti ed un’altra è invece trovarsi esiliato a oltre settanta con la morte davanti. Vale la pena darsi da fare? – tante volte viene da chiedersi.

Ancora sento i saggi, i realisti che dicono: ma hai le figlie, i nipoti, i tanti amici, i tuoi interessi ed altro ancora, di che ti lamenti? Quello che deve dare un senso al tuo presente è lì davanti a te, non rompere, dai, e fai quello forte e coraggioso.

Alla fine, però quello che devo imparare è ad essere solo, senza nessuno accanto con cui dividere la vita, con cui svegliarsi e specchiarsi, con cui valutare la giornata che mi/ci aspetta, avere preoccupazioni o gioia, insomma con cui stare in comunanza di idee, di emozioni e di fisico. Chi adesso mi sta accanto non è certo nessuno, ma vi prego di credere che non è la stessa cosa, come paragonare il mare con un lago. Allora mi ricordo del fatto che io non vivo una condizione di solitudine, nel senso che ho cercato di dire prima, da quando ero un adolescente triste, musone e perennemente scorbutico, forse tanto da non vedere, anche allora, tutto quello che poteva alleviare il mio malumore. Come sempre succede, uno riprende modelli e atteggiamenti che ha già sperimentato e questo spiega un pochino certe tendenze che adesso sembrano evidenti in me.

Ancora sento qualcuno, ma questa volta mi potrei unire al coro nel dire a me stesso: oh, ma son passati quasi settant’anni, avrai pure nel frattempo imparato qualcosa o no?

È nel cercare di rispondere a questa domanda semplice eppure complicata che spesso passo il mio tempo.

Ci sarebbe poi un altro pensiero ancora più complicato ma per ora me/ve lo risparmio in attesa di elaborarlo meglio e con il coraggio necessario.

Questo è il mio stato, che ho pomposamente chiamato lo stato dell’arte di me stesso, solo senza più Paola, a cui mando un bacio dovunque sia.

Andrea Friscelli

Sienasociale.it ospita con estremo piacere le riflessioni del dottor Friscelli che ringraziamo per la disponibilità. Andrea Friscelli, psichiatra e psicoterapeuta ha lavorato per molti anni nel servizio di Psichiatria della locale ASL, è tuttora attivo anche nel Terzo Settore cittadino come fondatore della cooperativa sociale La Proposta (Orto de’ Pecci) di cui è stato per lunghi anni il presidente. Negli ultimi anni ha pubblicato alcuni libri e si dedica alla riflessione sui fatti felici o dolorosi della vita.

 

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