Giustizia è stata fatta (almeno in primo grado), anche se di fronte ad un abuso, per la vittima di reato, una condanna non e’ abbastanza per risanare una ferita così lacerante e profonda, voluta da qualcuno che ha esercitato violenza senza concedere tregua.

 

I fatti risalgono a sei anni fa quando Martina (nome di fantasia) a soli 13 anni ed in vacanza con la famiglia, è stata circuita, abusata e indotta alla violenza da una persona molto più grande di lei, che si è finto ciò che non era.

Data l’età della ragazzina, la mancanza di strumenti, l’essere stata presa in contropiede, il senso di colpa e la vergogna subentrata, Martina ha subìto per una settimana le angherie e le vessazioni del suo violentatore.

Fortunatamente una volta tornata a casa da quella vacanza-incubo, è riuscita a confessare l’accaduto ai genitori che l’hanno accompagnata e sostenuta sia per la denuncia e sia durante tutto il processo. Ad accompagnare Martina in tutto questo percorso c’è stata Stefania Scarpati, avvocato fiorentino che raggiungiamo telefonicamente e che ci racconta come sono andate le cose “la ragazzina – ora 19 enne – è stata fin da subito molto coraggiosa e risoluta. Già nell’immediato è stata ritenuta una testimonianza attendibile ma il processo ha avuto tempi più lunghi a seguito del cambio di imputazione che da atti sessuali con minore è diventato violenza sessuale, in particolare per induzione, ovvero quella violenza che si configura allorquando l’agente con un comportamento attivo di persuasione sottile e subdola, spinge il soggetto debole ad aderire ad atti sessuali che diversamente non avrebbe compiuto. L’uomo ha raggirato la vittima, alternando momenti di adulazione a minacce dirette e velate, approfittando della sua condizione di inferiorità psichica e spacciandosi per un giovane piuttosto che per l’adulto che era. Tutto questo ha fatto cedere la ragazzina nella sua trappola ben pianificata. Ma Martina è stata forte e caparbia e i fatti le hanno dato ragione. L’uomo è stato condannato in primo grado a cinque anni di reclusione e non potrà più svolgere lavori che prevedano il contatto con minori.”

Stefania Scarpati, orgogliosa del suo lavoro, da anni e’ al fianco di donne vittime di violenza “ogni volta mi viene un brivido lungo la schiena perché so che dovrò combattere insieme a loro, anche se purtroppo non c’è sentenza che potrà restituire ciò che è stato tolto contro la propria volontà. È un danno irreversibile che non si dimentica. Ci si impara a convivere grazie all’aiuto di professionisti (psicologi, psicoterapeuti) e si cerca di trasformare il dolore in punto di forza, ma sono percorsi lunghi e farraginosi”.

Chiedo a Stefania come mai alla fine del 2023 è ancora così faticoso essere donne “è un grande problema culturale e sociale. Pensiamo ad esempio che solo nel 1981 è stato abrogato il delitto d’onore, veniamo da un vissuto in cui le donne devono sempre faticare il doppio per dimostrare la loro bravura.  Stiamo superando una cultura maschilista che tende a relegare – oggi sempre più a fatica – le donne in ruoli marginali e a dare loro stipendi inferiori a parità di mansioni. Confido però in questo grande movimento che sta nascendo in cui le donne non soffrono più in silenzio ma denunciano e chiedono giustizia. Tutto questo con equilibrio: lo stesso equilibrio che tanti uomini hanno e che dovrebbero trasmettere a coloro che invece continuano ad avere una visione distorta del ruolo femminile”.

Ringrazio Stefania per la grinta e la tenacia con cui porta avanti il suo lavoro, complimentandomi per la figura che è e per l’importante ruolo di aiuto e supporto che riveste nella nostra società.

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