Devo la mia guarigione alla voglia ritrovata di colorare, disegnare e alla musicoterapia che mi hanno aiutato a non cadere in depressione dopo tutte le cure effettuate”, queste le parole della nostra amica che sceglie di raccontarsi con la speranza di essere di aiuto e supporto alle tante persone malate che quotidianamente lottano contro dei mali oscuri.

Manuela durante il ricovero

Conosciamo Manuela Bartali, 68 anni, pensionata che, con voce soave e pacata, mi racconta dello scalino che la vita le ha messo di fronte, improvvisamente “avevo 64 anni quando mi è capitato. Premetto che sono sempre stata una persona meticolosa con controlli periodici preventivi. Quell’anno – ottobre 2019 – dopo alcuni esami del sangue, noto che l’emocromo è alterato e presenta segni di leucopenia e piastrine ai limiti inferiori della norma. Mi rivolgo al mio medico il quale senza allarmismi mi consiglia di rifare gli stessi esami a distanza di un mese, che confermano i dati precedenti. Da un controllo effettuato in ematologia il 10 gennaio 2020, emerge una diagnosi nefasta: leucemia mieloide acuta a rischio intermedio NPM1 pos, FLT3 pos”.

Per la nostra amica inizia un periodo in salita che la porta al ricovero a distanza di tre giorni dalla diagnosi ed immediatamente sottoposta a cicli di chemioterapia a fasi alterne. Sono giornate pesanti in cui oltre alla pesantezza delle cure, avviene la perdita dei capelli, la spossatezza e la stanchezza perenne… Le dimissioni arrivano solo il 9 giugno del 2020 quando finalmente si presenta la compatibilità con un donatore di cellule staminali, e quindi il trapianto, fissato entro il mese di luglio “ma il 30 giugno mi viene il fuoco di Sant’Antonio – ricorda Manuela – quindi abbiamo dovuto rimandare tutto a data da destinarsi. Finalmente il 21 settembre avviene l’infusione di cellule staminali (costituita da tre sacche) e per me si (ri)accende una luce di speranza verso la vita!”.

Manuela oggi

Seguono giornate dure in cui Manuela è debilitata sia per il trapianto e sia per la dose massiccia di farmaci che deve assumere, soprattutto quelli anti-rigetto “è stata molto dura anche dal punto di vita psicologico. Ricordiamoci che eravamo in piena pandemia ed io ero in una stanza da sola in cui nessuno poteva venire a trovarmi ed i pochi medici che entravano per visitarmi, avevano la doppia mascherina e mille cautele per non trasmettermi infezioni di nessun tipo. Fortunatamente in camera avevo una finestra che mi regalava tutti i giorni splendide albe e meravigliosi tramonti… era il mio unico contatto col mondo esterno”.

Cosa o chi ti ha dato la forza per andare avanti? “Per me è stato terapeutico scrivere ad un gesuita con cui avevo iniziato a meditare e realizzare un sogno: quello di colorare, disegnare e fare musicoterapia. Queste cose mi hanno letteralmente salvato dalla depressione. E poi l’estrema umanità dei medici e del personale sanitario che mi ha curato nel reparto di Ematologia delle Scotte, diretto dalla prof. Bocchia e nel reparto Ematologia e Trapianti diretto dal prof. Marotta”.

Vorrei dire alle persone che si trovano in condizioni di fragilità, di non vergognarsi di chiedere aiuto sia ai nostri cari e sia a professionisti come psicologi e psicoterapeuti. Io non sono sposata ma ho avuto la fortuna di avere mia sorella sempre accanto, così come i miei nipoti che mi hanno aiutato a superare momenti difficili. E poi di ampliare la comunicazione sul tema delle donazioni nelle scuole, fin da piccoli… In Italia siamo ancora un po’ restii a questo argomento, mentre ho notato che nei paesi del nord Europa o in America, è un tema familiare, che si tratta con molta naturalezza”.

Ringrazio la dolcezza di Manuela e la serenità che mi ha trasmesso nonostante il grande ostacolo che la vita le ha messo di fronte ma che lei, con fierezza e costanza, ha superato uscendone forte e ancora più altruista di prima perché da questa esperienza la nostra amica, volontaria AVO dal 2008, cerca sempre di dare un piccolo contributo per essere di supporto alle altrui fragilità.

Buona vita!

Stefania Ingino

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