Oggi raccontiamo la storia di un nonno di altri tempi. Un nonno che ha visto la guerra con i suoi occhi, senza doverla leggere sui libri di storia ma toccando con mano le atrocità che il vile senso del potere ha causato a migliaia di vittime innocenti.

Chi ha voluto raccontarcela è Oriella Francini – presidente di ALI Artisti Liberi Indipendenti – a seguito di un ricordo nostalgico che le ho chiesto di condividere perché le testimonianze vere e toccanti sono sempre dei grandi insegnamenti. Oriella e’ impegnata da anni, nel terzo settore, per portare cultura ed arte avanti in parallelo con altruismo e solidarietà.

Nonno Modesto

Lo chiamavano Modesto, ma il suo nome era Francesco Francini… si sa, nei paesi i soprannomi fanno parte della vita di ognuno; abitava a Razzuolo, nel Mugello con la sua famiglia ed era il più piccolo di 7 fratelli, tutti impegnati come carbonai nella “ditta” di famiglia: facevano il carbone e poi lo vendevano.

Un giorno mentre tornava a casa dopo essere stato a consegnare il carbone, fu fermato dal postino che gli chiese se conosceva un certo Francini Francesco ma lui, che era stato sempre chiamato Modesto, rispose di no! Sua cognata, seduta sul carretto con lui, disse “ma sei tu Francesco!”, così il postino consegnò la missiva: la lettera di arruolamento per il Fronte. Era il 1917, Modesto non aveva nemmeno 18 anni e fu mandato sul Monte Grappa.

All’arrivo in trincea gli fu dato un fucile, spiegato sommariamente come funzionava e poi ordinato di andare avanti e uccidere il nemico.

La sua fortuna fu di essere capace di cavalcare molto bene. Erano solo due soldati che sapevano fare “40 a terra 40 a cavallo” mentre l’animale andava a galoppo.   Queste cose me le narrava proprio lui nelle nostre indimenticabili serate di racconti, così come testimoniava che in quel periodo, chi aveva un pezzo di terra riusciva a cavarsela in qualche modo, altrimenti era la fame… e si moriva.

Il loro divertimento? Nessuno. Il massimo era andare a comprare un sigaro e rifarsi gli occhi con una prosperosa sigaraia che io ho sempre immaginato come quella di Fellini in Amarcord, perché non c’erano svaghi o passatempi per nessuno…

Fortunatamente tornò sano e salvo a casa, dove conobbe mia nonna, e iniziarono la loro vita insieme. Ebbero 3 figli, Antonio, Piero, Alberto, (mio babbo) e lui andò a lavorare in cava per l’estrazione della pietra per fare caminetti e la pavimentazione di Piazza Signoria a Firenze.

Anche mia nonna fu per me un grande insegnamento: mi insegnò che la donna deve lottare per i suoi diritti! Infatti, lei per prima era riuscita a tenersi un piccolo emporio nel paese di Ronta nel Mugello e gestirlo insieme a mio zio, nonostante la disapprovazione del marito.

Nonno Modesto e Nonna Adelaide e Valentina, figlia di Oriella

Ricordo che quando mio nonno mi raccontava questi ricordi, rimanevo incantata e non avrei mai smesso di ascoltarlo; con le sue parole mi ha trasmesso messaggi per la mia crescita perché le sue erano storie che rimangono dentro, aiutano nella vita come degli esempi che insegnano ad affrontare le difficoltà e che soprattutto ricordano una lezione importante: la guerra è una cosa brutta.

E malgrado tutto, il suo umore era sempre allegro sebbene la fatica che portava sulle spalle era tanta e questo mi ha fatto capire che davanti alle difficoltà che la vita ci mette davanti, anche se a volte sembrano insuperabili, bisogna reagire. Solo alla morte – purtroppo – non c’è rimedio.

Mi regalò la sua tazza in ferro che usava in trincea che ancora conservo e che quando guardo, penso a lui; forse proprio da questo dono è nata in me l’arte del riuso di oggetti come tegole, porte, bidet; perché hanno condiviso le nostre vite e sono custodi di storie che nelle mie creazioni e con la mia interpretazione, posso raccontare.

Oriella Francini

Quando sono andata in Trentino mi sono fermata a visitare quelle zone anche ricordando mio nonno: il monte Grappa, il Piave. Sono stata a visitare le trincee per capire come erano e cosa hanno vissuto tanti soldati giovani ed inesperti e il mio pensiero è andato ancora a lui e a tutti i ragazzi del ‘99 buttati là con un fucile che sapevano usare a malapena, per un ideale di libertà dallo straniero invasore”.

Ringrazio Oriella per questo bel ricordo che ha voluto condividere con noi e con i nostri lettori sottolineando una frase che sentiamo spesso e che dovrebbe far riflettere ogni individuo: la storia è maestra. Impariamo dalla storia e tramandiamo ai nostri figli e nipoti i valori che i nostri avi ci hanno dato attraverso la loro storia di vita, perché delle nostre radici e’ necessario prendersi cura.

Stefania Ingino

Nonno Modesto con uno dei suoi fratelli maggiori

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