Martedì 15 settembre presso il giardino della struttura residenziale per disabili il Mulino di Poggibonsi ha avuto luogo un momento di incontro tra operatori, ospiti, familiari e amici, finalizzato ad unire e a divulgare il progetto “L’Ape operaia”. Tale progetto nasce, e tutt’oggi viene portato avanti, da un’idea degli operatori stessi del Centro Anch’io (facente parte della Fondazione dei Territori Sociali dell’Alta Val d’Elsa (FTSA), che con grande impegno e dedizione portano avanti l’impegno per favorire l’integrazione e l’autonomia degli ospiti con disabilita’.

La storia della FTSA nasce nel 2006, quando i Comuni di Casole d’Elsa, Colle di Val d’Elsa, Poggibonsi, Radicondoli e San Gimignano, hanno affidato per la prima volta alla Fondazione, in integrazione con l’Azienda USL 7 di Siena, la gestione dei servizi sociali della zona. Dagli esordi ai nostri giorni questa ha sempre fornito risposte qualificate ai bisogni di anziani, disabili, famiglie, minori e giovani con la guida unica di grandi valori che ancora oggi vengono portati avanti con determinazione e competenza.
“Nasce così l’idea di un’Ape-ricena per stare insieme, condividere e raccontare un’esperienza che da anni fa parte della vita del Centro: con questa cornice gioiosa, accompagnata da musica e balli coinvolgenti, durante l’incontro dei giorni scorsi dedicato a “L’Ape Operaia”, è stato presentato il progetto di apicoltura che nel corso degli anni ha coinvolto ragazzi e operatori in un percorso fatto di natura, apprendimento, manualità e collaborazione” ci racconta Giusy Di Nardo, referente della struttura Il Mulino e del Centro Anch’io.

Il valore del progetto però, va oltre la semplice attività con le api: l’Ape Operaia rappresenta soprattutto un’esperienza di crescita personale e di relazione poiché la partecipazione alle attività permette di consolidare competenze già acquisite e, allo stesso tempo, di sperimentarne di nuove, favorendo autostima, autonomia e senso di appartenenza al gruppo. Non parliamo infatti di mera attività lavorativa, ma di un progetto laboratoriale ed educativo che dà la possibilità ai partecipanti di sperimentarsi in attività concrete, rispettando tempi, capacità e possibilità di ognuno di loro.
“Grazie al progetto, i ragazzi hanno avuto la possibilità di avvicinarsi al mondo dell’apicoltura – continua Giusy – attraverso momenti di formazione e attività pratiche. La cura delle arnie e l’osservazione degli alveari diventano occasioni per sviluppare attenzione, manualità e capacità organizzative, così come imparare a collaborare e a condividere responsabilità”.

L’Ape-ricena del Centro Anch’io è diventata così il palcoscenico per condividere con famiglie, operatori e territorio il valore di un cammino comune che si rinnova nel tempo: un momento conviviale per raccontare non solo il miele e l’apicoltura, ma la forza e la tenacia di persone che si sono messe in gioco scoprendo nuove capacità, esattamente come succede in un alveare dove ognuno ha un ruolo e ogni singolo contributo, anche il più piccolo, è prezioso ed è da esempio, per l’intera comunità!
Stefania Ingino



