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Cooperativa è anche crescere sperimentando la natura

Il polo educativo Santa Maria alle Scotte si propone quale valido sostegno nella crescita dei più piccoli. Il tutto in piena relazione con l’ambiente naturale circostante

Ogni cooperativa sociale ha una sua mission che è indirizzare i propri servizi all’aiuto degli altri. E poi, di conseguenza, investire i frutti di quei servizi nell’aiutare le persone con svantaggio della quale ognuna si è fatta supporto.

Il mondo della cooperazione opera in vari ambiti ed una delle cooperative che compongono il Consorzio Archè, Comunità e Persona Infanzia, mette in atto tale scopo sociale mettendosi a disposizione dell’infanzia.

E lo fa con un metodo educativo particolare: i bambini da 0 a 6 anni che vengono accolti al nido l’Aquilone o alla scuola dell’infanzia del Polo Educativo Santa Maria alle Scotte vivono, respirano, interagiscono, giocano, imparano con quanto il mondo esterno e la natura offrono.

Non più (età e meteo permettendo) un’educazione che parte da dentro le pareti di una scuola ma che fa toccare con mano ai piccoli “allievi” ciò che l’ambiente circostante offre così da apprendere “dal vivo” il mutare delle stagioni, cosa ogni periodo offre, vivere e crescere con la natura.

Si chiama “apprendimento esperienziale”, oggi, ma quando eravamo piccoli noi che oggi abbiamo qualche decennio, era la normale vita di strada e campagna, era correre nei prati, giocare, riconoscere il tempo della neve, dei fiori, della vendemmia, della semina, del raccolto.

Tornare al passato per costruire basi solide nei piccoli che crescono. E, nel frattempo, un aiuto alle famiglie che lavorano alle Scotte e che possono così avere i figli vicini.

E una struttura del genere gestita da una cooperativa sociale può avere un valore aggiunto: insegnare fin da piccoli il rispetto per le diversità che siano di ambiente, di vita, oppure delle persone.

Maura Martellucci

 

La Proposta dove “lo svantaggio non spaventa e la diversità non è ostacolo”

La cooperativa Sociale La Proposta Onlus (la cui sede è All’Orto de’ Pecci, dove si svolgono alcune delle sue attività come la gestione dell’omonimo ristorante) attualmente ha trenta dipendenti.  Qui, ogni piccolo “mancanza” personale, ogni diversità  non viene vista come esclusione ma, con un sostegno adeguato e un percorso mirato, come condizione in cui è possibile superare i propri blocchi e sviluppare le proprie potenzialità.

Fondata nel 1983, con lo scopo di inserire nelle proprie attività produttive soggetti svantaggiati che provengono dal disagio psichiatrico e da altre situazioni di marginalità sociale, mantiene ancora oggi la sua missione attraverso alcuni settori di attività.

Si occupa, infatti, in primo luogo della conservazione, cura e gestione del parco verde dell’Orto de’ Pecci. Questo spazio verde, a poche centinaia di metri da Piazza del Campo, è in parte adibito ad area ludica (particolarmente adatta ai bambini), in parte coltivato a orto (produttivo e medievale). Gestisce inoltre, all’interno del parco, un ristorante (dove si consumano gli ortaggi prodotti nell’orto) con pizzeria e bar perfettamente inserito nell’ambiente naturale. La cooperativa lavora anche nella cura del verde privato, nella raccolta differenziata e dei rifiuti ingombranti.

L’insieme di queste attività, in gran parte autonome e solo in piccola parte su appalto, permette di sostenere una pianta organica che comprende, come detto, 30 dipendenti (la cui metà svantaggiati) e 15 soggetti (tutti svantaggiati) in formazione attraverso varie forme: inserimenti socioterapeutici, tirocini formativi, tirocini per giovani.

Le persone che stanno sperimentando questo percorso si  misurano ogni giorno con la fatica di accettare, in primis, i propri limiti per evitare la tendenza ad adagiarsi alla logica  “aspettare che l’altro pensi a te”.

Il percorso si chiama inserimento socio-terapeutico: è un periodo di osservazione e mappatura delle proprie abilità, in cui ci si sperimenta in varie mansioni, individuando la più adatta ma soprattutto è un momento di adattamento alle esigenze e ai tempi del lavoro nel complesso tentativo di coniugare i propri tempi con quelli esterni.

E’ un “tragitto” diverso per ognuno, che può avere tempi più o meno lunghi, esiti completamente diversi con l’unica costante che qualsiasi traguardo si raggiunga, seppur piccolo, è da considerarsi un successo.

A “La Proposta” ci sono passati in diversi, molti sono rimasti mettendo a disposizione le loro risorse nella crescita di questa organizzazione, altri sono andati via, forse perché il loro modo di vedere la vita o il lavoro non si incontrava con la cultura e la storia della Cooperativa.

L’unica certezza che resta è che ognuno di loro ha fatto sì che “La Proposta” sia diventata quello che è, un posto in cui lo svantaggio non spaventa e la diversità non è ostacolata ma sperimentata come veicolo di rinnovamento.

Maura Martellucci 

Per saperne di più

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