Grazie al progresso della tecnologia informatica e a certi oggetti ad essa connessi (tablet, iphon, ecc), in questo periodo storico che stiamo vivendo, l’accesso al “modo virtuale” (o “cyber-ambiente”) è estremamente facile anche per bambini di età molto precoce (Mancini, Naldi & Carone, 2018).

Per quanto concerne il rapporto tra adolescenti e cyber-ambiente un aspetto sicuramente da tener presente è che per le sue caratteristiche di fruibilità e per la molteplice varietà di identificazioni, il cyber ambiente si presta ad essere utilizzato come riempimento di quello spazio vuoto connotato dalla noia tipica dell’adolescente (Crocetti, 1996; Naldi & Mancini, 2018). Inoltre, “nella frequentazione del mondo virtuale è evidente l’oscillazione tra affermare la propria identità e minimizzarla. Proprio il conflitto e l’ambivalenza tra il desiderio di privacy e quello di esibirsi, tra il desiderio di celarsi e quello di essere visto e apprezzato pubblicamente, porta l’adolescente talora ad esporsi senza protezione nella rete” (Agosta, 2018; pp. 411 e 412).

Oggi tra i rischi più noti c’è sicuramente il bullismo virtuale o cyberbullismo (Chiovini, 2019) dove per questo va inteso “un atto aggressivo ed intenzionale, condotto da un individuo o da un gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo, contro una vittima che ha difficoltà a difendersi” (Smith et al. 2008). Tralasciando volutamente dettagli sulle possibili manifestazioni del fenomeno mi sembra importante sottolineare che il cyberbullismo è una nuova e più sottile forma di bullismo (Kowalski et al., 2014) in quanto, contrariamente a quello tradizionale, “offline” per così dire, dal momento in cui è agito tramite tecnologie, si caratterizza in primo luogo per l’anonimato del perpetuatore: non vi è tra questo e la sua vittima un reale contatto vis-à-vis che renderebbe immediate ed evidenti le conseguenze di un atto aggressivo di bullismo sulla vittima (Gaetano, 2018).

Inoltre, la caratteristica che più contraddistingue il bullismo tramite social network da quello “reale” è il fatto che il primo si estende ad un numero maggiore di persone, dal momento che internet consente di poter interfacciarsi con chiunque in qualunque momento, abbattendo le barriere dello spazio e del tempo (Landoll et al., 2015).

Le conseguenze psicologiche di questo fenomeno sono molteplici e tutte pochissimo piacevoli: le vittime, ad esempio, molto frequentemente sviluppano un’autostima bassa, depressione, ansia, paure, problemi di rendimento scolastico, problemi relazionali e, nei casi più gravi, anche pensieri di suicidio (Gava, 2023).

In considerazione della consistenza e della portata del fenomeno il Miur (Ministero dell’Istruzione e del Merito), nel 2017, ha sentito l’esigenza di istituire una giornata contro il bullismo e il cyberbullismo per riflettere, soprattutto insieme ai giovani, sulla gravità e sulle ripercussioni che le azioni violente, siano queste fisiche o psicologiche o virtuali, possano avere nelle loro vite e nel loro rapportarsi verso gli altri e verso l’esterno.

Il dialogo è quindi necessario, non soltanto utile, per trovare e creare insieme gli strumenti adeguati a contrastare tali fenomeni.

Strumenti di consapevolezza e di crescita, di confronto e supporto. Strumenti per gli e le adolescenti ma anche per il mondo adulto, spesso impreparato o lasciato da solo a riflettere sulle azioni da intraprendere per impedire continui atti di violenza e prevaricazione.

Nel territorio senese, a tutto questo, proverà a dare qualche risposta anche il progetto “RiCreazion”, promosso dal Consorzio Archè con capofila la cooperativa sociale Comunità e Persona Infanzia e supportato e finanziato da istituzioni e associazioni importanti quali “Con i bambii” e “Fondazione Monte dei Paschi”.

Il progetto si pone come quesito essenziale: come si può contrastare il bullismo e le sue “forme odierne”?

Tante le proposte. A breve, ad esempio, si terrà un percorso formativo per educatori e insegnanti sul bullismo e sul cyberbullismo. Perché le scuole, oltre alle famiglie, sono i supporti più importanti per ragazzi e ragazze con tali fragilità. O per ragazzi e ragazze che diventino consapevoli dei “rischi” anche subdoli” insiti in queste tematiche.

Cristina Rigacci e Maura Martellucci

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