oplus_2

Il libro “Il gioco dell’oca” è approdato a Siena, grazie alla volontà e all’organizzazione di Filomena Cataldo, all’ospitalità della Libreria Rebecca e naturalmente a due delle tre scrittrici presenti questo pomeriggio: Monica Conforti e Daniela Pecchi. Assente Federica Pucci che ha preferito parlare attraverso la voce della sua mamma Monica, consapevole del fatto che, come sempre, avrebbe fatto sentire agli ospiti anche la sua presenza.

Il racconto è la storia di Federica, una ragazza di 30 anni che più di 10 anni fa si è ammalata di anoressia. Una diagnosi con un nome difficile e pesante da accettare, una malattia che spaventa e che, come successo anche ai genitori di Federica, si pensa di poter risolvere in autonomia, con qualche semplice consiglio e con l’invito a sedersi a tavola e mangiare… la cosa più facile del mondo… apparentemente. Ma non per chi la vive e di cui spesso si fa scudo per difendersi dalla vita e dalla società.

L’incontro di ieri non ha voluto prendere una connotazione medico-scientifica ma testimoniare e divulgare la presenza di un disagio – quello del disturbo alimentare – sempre più crescente ma di cui si tende ancor oggi a parlarne poco. Molti adolescenti vivono questa condizione di nascosto dalla famiglia, comunicando la loro presenza ed il loro malessere con il linguaggio non verbale o col silenzio “bisogna educare adulti e ragazzi all’ascolto – dice Daniela Pecchi – perché purtroppo sentiamo ma non ascoltiamo più chi ci sta intorno”.

 

Federica ha avuto la fortuna di avere la vicinanza costante e continua della famiglia, a partire dai genitori, dalla sorella, ai nonni. Ognuno si è prodigato per esserci nonostante all’inizio fosse tutto molto difficile da capire. Si sono messi in discussione prima e a disposizione poi, accompagnati per mano da professionisti che hanno preso in carico Federica diventata ormai consapevole e decisa a cominciare un percorso di guarigione. Insieme sono diventati una squadra coesa, unita dal solo collante che vince sempre: l’amore.

È stata dura, ci sono stati molti alti e bassi – racconta Monica con gli occhi lucidi – ma dopo anni possiamo cominciare a parlare di rinascita. A volte si inciampa ancora, ma ora abbiamo strumenti e conoscenze che prima non avevamo. Mi sento di dire che bisogna rivolgersi ai professionisti perché la famiglia, inevitabilmente coinvolta, non è sempre all’altezza e spesso si rischia di peggiorare una situazione molto precaria andando a minare equilibri già molto fragili. Col senno di poi, avrei omesso tante mie frasi che credevo non avessero un peso per Federica. Mi sbagliavo, le parole sono importanti…”.

Fidarsi e affidarsi” verbi che hanno la stessa risonanza armonica e che se ci pensiamo bene, possono diventare l’uno il figlio dell’altro: sono oggi il nuovo scudo di Federica e dai quali lei per prima trae la forza per affrontare il suo nuovo cammino. Come nel Gioco dell’Oca in cui l’obiettivo è raggiungere la meta nonostante le cadute che spesso ci fermano e ingabbiano le nostre speranze, imparare proprio da queste e ripartire più forti e più motivati perché la vita è un viaggio meraviglioso!

Non come chi vince sempre, ma come chi non molla mai” Federica ha preso ispirazione da una frase di Frida Khalo e, forgiandola sul suo vissuto, l’ha fatta sua; ora vive scolpita nel suo cuore e nella sua anima.

Si ringrazia Filomena Cataldo project letteraria e blogger freelance, la Libreria Rebecca, Monica Conforti e Daniela Pecchi per il tempo trascorso insieme.

Stefania Ingino

 

 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi