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“In hospice l’amore si è moltiplicato”: Chiara ricorda Simone

Riceviamo e pubblichiamo il bellissimo ricordo di Chiara. Parla di un uomo, il suo uomo, portato via da una malattia. La cosa meravigliosa è che Chiara, comunque, parla di un amore sopravvissuto alla morte.

Eravamo una coppia come tante altre, non sempre era facile andare d’accordo, entrambi con una forte personalità e poco inclini a fare un passo indietro quando necessario. Ma eravamo insieme da 18 anni e per gran parte del tempo siamo stati felici.
Poi una mattina all’improvviso una crisi epilettica ha mandato in frantumi il nostro mondo e soprattutto ha decretato la fine della vita di Simone, a soli 57 anni.

In appena 9 mesi se n’è andato per sempre, con una sofferenza inumana per entrambi.
Ma lui, fino a che ha potuto comprendere, mi ha voluto proteggere pur sapendo cosa stesse succedendo alla sua vita, ha sempre mostrato la sua forza per rassicurarmi.
Poi é stato operato al cervello e non é stato mai più lo stesso Simone che conoscevo.
Ho sempre creduto che quel suo deficit cognitivo dopo l’operazione, gli abbia consentito di superare in qualche modo quei momenti terribili da solo in ospedale e poi al centro di riabilitazione. Era tornato ad essere come un bambino, aveva bisogno di tutto e ciò che più desiderava, era tornare a casa sua

E c’è tornato per alcuni mesi durante i quali mi é stato possibile donargli tutto quello che potevo per alleviargli l’agonia. Mi ha chiamata col nome di sua madre milioni di volte… sembra che quando una persona si avvicina alla morte ricorda solo la propria madre e a lei rivolge ogni grido di aiuto.

E così faceva anche Simone, specialmente durante la notte quando le tenebre lo avvolgevano e risvegliavano ogni sua paura. Allora mi accucciavo in fondo al suo letto e lo accarezzavo per ore fino a che non si calmava. E così arrivava l’alba, quando la luce del giorno lo avvolgeva nel suo abbraccio e lui allora si lasciava trasportare in un sonno profondo.

In questo modo siamo andati avanti durante quei mesi a casa insieme.
Quel periodo mi ha permesso di donarmi a lui con tutta me stessa, mi dicevo che non avrei voluto passare neppure un minuto del mio futuro con il senso di colpa, per non essergli stata abbastanza vicina. Io in quei mesi ho imparato l’amore, quell’uomo pragmatico, così razionale ed estremamente intelligente, pratico e spesso poco incline a lasciarsi andare, alla fine mi ha insegnato l’amore, mi ha insegnato ad amare nella maniera più pura, quando sai che é l’ultima occasione che hai di regalare amore a chi ami.

E poi siamo andati all’hospice perché il momento fatidico si stava avvicinando. Ed è proprio all’hospice che quell’amore si è moltiplicato e lì ci siamo ringraziati per la prima volta in 18 anni, per essere lì insieme, per avere quella opportunità, per provare quella forza e quell’amore. Fino all’ultimo respiro, quella mattina all’alba del 3 settembre 2021.

Quando mi sono accorta che non respirava più, gli ho detto che non lo avrei mai dimenticato e gli ho promesso che da quel momento in poi avrei pensato io a me stessa e che lui se ne poteva andare tranquillo, finalmente libero da ogni responsabilità.

Questo è ciò che ho imparato da quella esperienza ed è ciò che mi sostiene oggi. L’amore che ho provato, la forza che ci siamo dati e la scelta di dedicarmi a me stessa, al mio benessere e al mio futuro.

Ho una sola missione oggi… onorare la mia vita oltre ogni limite, per me e per Simo.

Chiara Veneri

Chiara Veneri oggi

Sonia:”non ho potuto tenerti la mano”

Il ricordo. La memoria. È qualcosa di importante,  da salvaguardare. Sempre. 

Per questo pubblichiamo la foto della volontaria di QuaViO odv, Sonia Rosini, che riporta, su Facebook, un bellissimo ricordo della cara mamma. Eccolo:

Due anni fa te ne andavi anche tu come tanti altri vittima del covid, sei svanita e non ho potuto nemmeno tenere la tua mano tra le mie per accompagnarti nel tuo ultimo viaggio. Un dolore che si rinnova”.

Sienasociale.it abbraccia Sonia e la ringrazia per questa bellissima testimonianza.